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2015 - anno internazionale dei suoli
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Direttiva 2013/55/CE

La Direttiva 2013/55/UE del Parlamento e del Consiglio Europeo (entrata in vigore il 17 gennaio scorso) ha apportato numerose modifiche alla precedente Direttiva (2005/36/CE) relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, dei titoli legati alla formazione ed al riconoscimento automatico dell’esperienza professionale, avendo come obiettivo primario la promozione della libera circolazione dei professionisti tra gli Stati europei.

DIRETTIVA 2013/55/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 20 novembre 2013

recante modifica della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali
e del regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema
di informazione del mercato interno («regolamento IMI»)

(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE
EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare
l’articolo 46, l’articolo 53, paragrafo 1, e l’articolo 62,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti
nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo ( 1 ),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria ( 2 ),

considerando quanto segue:

(1) La direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento
delle qualifiche professionali ( 3 ) ha consolidato
un sistema di riconoscimento reciproco che inizialmente
era basato su 15 direttive. Essa prevede un riconoscimento
automatico per un numero limitato di professioni
sulla base di requisiti minimi di formazione armonizzati
(professioni settoriali), un sistema generale di riconoscimento
dei titoli legati alla formazione e un riconoscimento
automatico dell’esperienza professionale. La direttiva
2005/36/CE ha inoltre istituito un nuovo sistema di
libera prestazione di servizi. È opportuno ricordare che i
familiari di cittadini dell’Unione originari di paesi terzi
godono di eguale trattamento, conformemente alla direttiva
2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione
e dei loro familiari di circolare e di soggiornare
liberamente nel territorio degli Stati membri ( 4 ). Anche i
cittadini di paesi terzi possono beneficiare della parità di
trattamento per quanto attiene al riconoscimento di diplomi,
certificati e altre qualifiche professionali, secondo
le rispettive procedure nazionali, in base a specifici atti
giuridici dell’Unione quali quelli sui soggiornanti di lungo
periodo, i rifugiati, i titolari di carta blu e i ricercatori
scientifici.

(2) Nella comunicazione del 27 ottobre 2010 dal titolo
«L’atto per il mercato unico. Dodici leve per stimolare
la crescita e rafforzare la fiducia. Insieme per una nuova
crescita», la Commissione ha identificato la necessità di
ammodernare il diritto dell’Unione in questo settore. Il
23 ottobre 2011 il Consiglio europeo ha sostenuto, nelle
proprie conclusioni, tale ammodernamento e ha sollecitato
il Parlamento europeo e il Consiglio a raggiungere
un accordo politico sulla revisione della direttiva
2005/36/CE entro la fine del 2012. Anche il Parlamento
europeo, nella risoluzione del 15 novembre 2011 sull’attuazione
della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche
professionali (2005/36/CE) ( 5 ), ha invitato la Commissione
a presentare una proposta in materia. La relazione
2010 sulla cittadinanza dell’UE, del 27 ottobre
2010, dal titolo «Eliminare gli ostacoli all’esercizio dei
diritti dei cittadini dell’UE», sottolinea l’esigenza di ridurre
gli oneri amministrativi connessi al riconoscimento delle
qualifiche professionali.

(3) I notai nominati con atto ufficiale della pubblica amministrazione
dovrebbero essere esclusi dall’ambito di applicazione
della direttiva 2005/36/CE alla luce dei diversi
regimi specifici a essi applicabili nei singoli Stati membri
per quanto concerne l’accesso alla professione e il suo
esercizio.

(4) Al fine di rafforzare il mercato interno e di promuovere
la libera circolazione dei professionisti, garantendo al
contempo un più efficiente e trasparente riconoscimento
delle qualifiche professionali, una tessera professionale
europea costituirebbe un valore aggiunto. In particolare,
tale tessera sarebbe utile per favorire la mobilità temporanea
e il riconoscimento ai sensi del sistema di riconoscimento
automatico nonché per promuovere un processo
semplificato di riconoscimento in base al sistema
generale. L’obiettivo della tessera professionale europea è
di semplificare il processo di riconoscimento e di introdurre
l’efficienza economica e operativa a vantaggio dei
professionisti e delle autorità competenti. L’introduzione
di una tessera professionale europea dovrebbe tenere
conto del punto di vista della professione interessata e
dovrebbe essere preceduta da una valutazione della sua
adeguatezza per tale professione e del suo impatto sugli
Stati membri. Tale valutazione dovrebbe essere condotta
in collaborazione con gli Stati membri, se necessario. La
tessera professionale europea dovrebbe essere rilasciata su
richiesta di un professionista e in seguito alla presentazione
dei documenti necessari e all’espletamento da parte
dell’autorità competente delle corrispondenti procedure di
verifica. Se la tessera professionale europea è rilasciata ai
fini dello stabilimento, essa dovrebbe costituire una decisione
di riconoscimento ed essere trattata come qualsiasiIT L 354/132 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

( 1 ) GU C 191 del 29.6.2012, pag. 103.

( 2 ) Posizione del Parlamento europeo del 9 ottobre 2013 (non ancora
pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del
15 novembre 2013.

( 3 ) GU L 255 del 30.9.2005, pag. 22.

( 4 ) GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77.
( 5 ) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 15.

 
altra decisione di riconoscimento di cui alla direttiva
2005/36/CE. Essa dovrebbe integrare piuttosto che sostituire
eventuali requisiti di registrazione legati all’accesso a
una determinata professione. Non é necessario introdurre
la tessera professionale europea per le professioni legali
per le quali sono già state introdotte tessere professionali
nel quadro del sistema previsto dalla direttiva
77/249/CEE del Consiglio, del 22 marzo 1977, intesa a
facilitare l’esercizio effettivo della libera prestazione di
servizi da parte degli avvocati ( 1 ) e dalla direttiva 98/5/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio
1998, volta a facilitare l’esercizio permanente della professione
di avvocato in uno Stato membro diverso da
quello in cui è stata acquistata la qualifica ( 2 ).

(5) Il funzionamento della tessera professionale europea dovrebbe
essere basato sul sistema di informazione del
mercato interno (IMI) istituito con regolamento (UE)
n. 1024/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio ( 3 ).
La tessera e l’IMI dovrebbero rafforzare le sinergie e la
fiducia tra le autorità competenti, eliminando al contempo
la duplicazione dei compiti amministrativi e delle
procedure di riconoscimento per le autorità competenti
stesse e creando maggiore trasparenza e sicurezza per i
professionisti.

(6) Il processo di domanda e di rilascio della tessera professionale
europea dovrebbe essere chiaramente strutturato
e incorporare garanzie e diritti di ricorso al richiedente. È
opportuno specificare mediante atti di esecuzione gli obblighi
in materia di traduzione e le modalità di pagamento
delle eventuali spese che un richiedente deve sostenere
in modo che l’iter all’interno dell’IMI non sia
perturbato o ostacolato e che il trattamento della domanda
non subisca ritardi. La definizione del livello delle
spese è di competenza degli Stati membri. Gli Stati membri
dovrebbero tuttavia comunicare alla Commissione il
livello delle spese definito. La tessera professionale europea
e il relativo iter all’interno dell’IMI dovrebbero garantire
integrità, autenticità e riservatezza dei dati archiviati
ed evitare l’accesso illecito e non autorizzato alle informazioni
ivi contenute.

(7) La direttiva 2005/36/CE si applica unicamente ai professionisti
che intendono esercitare la medesima professione
in un altro Stato membro. Vi sono casi in cui, nello Stato
membro ospitante, le attività interessate fanno parte di
una professione con un ambito di attività più esteso che
nello Stato membro di origine. Se le differenze tra ambiti
di attività sono così vaste da esigere che il professionista
segua un programma completo di istruzione e formazione
per compensare le lacune e se il professionista
stesso ne fa richiesta, in presenza di tali circostanze particolari
lo Stato membro ospitante dovrebbe garantire un
accesso parziale. Ciononostante, qualora vi siano motivi
imperativi di interesse generale, quali definiti dalla Corte
di giustizia dell’Unione europea nella giurisprudenza
concernente gli articoli 49 e 56 del trattato sul funzionamento
dell’Unione europea (TFUE) e suscettibili di
ulteriori evoluzioni, uno Stato membro dovrebbe poter
rifiutare tale accesso parziale. Questo può essere il caso
delle professioni sanitarie se hanno implicazioni sulla
salute pubblica o sulla sicurezza dei pazienti. La concessione
dell’accesso parziale dovrebbe avvenire senza pregiudizio
del diritto delle parti sociali di organizzarsi.

(8) Nell’interesse della protezione dei consumatori locali
nello Stato membro ospitante, la prestazione temporanea
e occasionale di servizi negli Stati membri dovrebbe essere
subordinata a garanzie, in particolare all’obbligo di
aver maturato almeno un anno di esperienza professionale
nel corso dei dieci anni che precedono la prestazione
dei servizi, qualora la professione non sia regolamentata
nello Stato membro d’origine. Nel caso delle
attività stagionali, gli Stati membri dovrebbero avere la
possibilità di effettuare controlli per verificare il carattere
temporaneo e occasionale dei servizi prestati sul loro
territorio. A tal fine, lo Stato membro ospitante dovrebbe
poter chiedere, una volta all’anno, informazioni in merito
ai servizi effettivamente prestati sul suo territorio, qualora
tali informazioni non siano già state comunicate su base
volontaria dal prestatore di servizi.

(9) La direttiva 2005/36/CE consente agli Stati membri di
sottoporre a verifica le qualifiche professionali del prestatore
di servizi anteriormente alla prima prestazione del
servizio, nel caso di professioni regolamentate aventi implicazioni
legate alla salute pubblica o alla sicurezza. Ciò
ha determinato un’incertezza giuridica in quanto ha lasciato
all’autorità competente il potere discrezionale di
decidere se tale verifica preliminare sia necessaria. Al
fine di garantire la certezza del diritto, i professionisti
dovrebbero essere informati sin dall’inizio riguardo alla
necessità di una verifica preliminare delle qualifiche professionali
e ai termini entro i quali può essere prevista
una decisione in tal senso. In ogni caso le condizioni
relative a tali verifiche preliminari delle qualifiche professionali
nell’ambito della libera prestazione di servizi non
dovrebbero essere più rigorose di quelle previste dalle
norme di stabilimento. Nel caso di professioni regolamentate
aventi implicazioni legate alla salute pubblica o
alla sicurezza, la direttiva 2005/36/CE dovrebbe lasciare
impregiudicata la possibilità degli Stati membri di imporre
l’obbligo di copertura assicurativa per gli atti professionali,
conformemente alle norme applicabili di cui
alla direttiva 2011/24/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 9 marzo 2011, concernente l’applicazione
dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera
( 4 ), nonché alla direttiva 2006/123/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre
2006, relativa ai servizi nel mercato interno ( 5 ).

(10) I sistemi di istruzione e formazione professionale si sono
dimostrati un utile strumento per garantire l’occupazione
giovanile e agevolare il passaggio dalla formazione alla
vita lavorativa. Il riesame della direttiva 2005/36/CE dovrebbe
quindi tenere pienamente conto delle loro specificità.
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/133

( 1 ) GU L 78 del 26.3.1977, pag. 17.

( 2 ) GU L 77 del 14.3.1998, pag. 36.

( 3 ) GU L 316 del 14.11.2012, pag. 1.

( 4 ) GU L 88 del 4.4.2011, pag. 45.

( 5 ) GU L 376 del 27.12.2006, pag. 36.

 
(11) Allo scopo di applicare il meccanismo di riconoscimento
in base al sistema generale, è necessario raggruppare i
vari sistemi nazionali di istruzione e formazione in diversi
livelli. Questi livelli, stabiliti soltanto ai fini del funzionamento
del sistema generale, non dovrebbero avere
effetti sulle strutture nazionali di istruzione e di formazione
e neppure sulle competenze degli Stati membri in
questo ambito, ivi inclusa la politica nazionale mirata
all’attuazione del quadro europeo delle qualifiche (EQF).
L’EQF è uno strumento volto a favorire la trasparenza e
la comparabilità delle qualifiche professionali, oltre a rivelarsi
un’utile fonte di informazione supplementare per
le autorità preposte all’esame delle qualifiche professionali
rilasciate in altri Stati membri. In conseguenza del processo
di Bologna, gli istituti di insegnamento superiore
hanno adeguato la struttura dei propri programmi introducendo
un sistema basato su due cicli, la laurea e la
laurea magistrale. Al fine di garantire che i cinque livelli
previsti dalla direttiva 2005/36/CE siano coerenti con
questa nuova struttura di insegnamento, la laurea dovrebbe
essere classificata al livello d e la laurea magistrale,
la laurea specialistica o il Diploma di laurea al livello e. I
cinque livelli stabiliti per il funzionamento del sistema
generale dovrebbero, in linea di principio, non essere
più utilizzati come criterio di esclusione dei cittadini dell’Unione
dall’ambito di applicazione della direttiva
2005/36/CE, qualora ciò sia in contrasto con il principio
di istruzione e apprendimento permanente.

(12) Le richieste di riconoscimento da parte dei professionisti
provenienti da Stati membri che non regolamentano le
professioni e aventi un anno di esperienza professionale
dovrebbero essere gestite in modo analogo a quelle dei
professionisti provenienti da uno Stato membro che le
regolamenta. Le loro qualifiche professionali dovrebbero
essere comparate alla qualifica professionale richiesta
nello Stato membro ospitante sulla base della qualifica
professionale prevista nella direttiva 2005/36/CE. In caso
di differenze sostanziali, l’autorità competente dovrebbe
poter esigere misure di compensazione. I meccanismi di
valutazione delle conoscenze teoriche e delle abilità pratiche
eventualmente richiesti per l’accesso alla professione
come misure di compensazione dovrebbero garantire e
rispettare i principi di trasparenza e imparzialità.

(13) In assenza di armonizzazione delle condizioni minime di
formazione per l’accesso alle professioni regolamentate
dal sistema generale, dovrebbe rimanere per lo Stato
membro ospitante la possibilità di imporre una misura
di compensazione. Eventuali misure di questo tipo dovrebbero
essere proporzionate e in particolare tenere
conto delle conoscenze, abilità e competenze acquisite
dal richiedente nel corso della propria esperienza professionale
o dell’apprendimento permanente, formalmente
convalidate a tal fine da un organismo competente. La
decisione di introdurre una misura di compensazione
dovrebbe essere debitamente giustificata, così da permettere
al richiedente di comprendere meglio la propria situazione
e di chiedere un riesame a un tribunale nazionale
a norma della direttiva 2005/36/CE.

(14) La revisione della direttiva 2005/36/CE ha evidenziato
l’esigenza di aggiornare e di definire con maggiore
flessibilità gli elenchi delle attività di carattere industriale,
commerciale e artigianale di cui all’allegato IV, mantenendo
al contempo in essere, un sistema di riconoscimento
automatico per tali attività basato sull’esperienza
professionale. L’allegato IV si fonda attualmente sulla
classificazione internazionale tipo, per industrie, di tutti
i rami di attività economica (ISIC) risalente al 1958 e che
non rispecchia più l’attuale struttura delle attività economiche.
La classificazione ISIC è stata riveduta più volte a
partire dal 1958. Pertanto, la Commissione dovrebbe
poter adeguare l’allegato IV al fine di mantenere inalterato
il sistema di riconoscimento automatico.

(15) Lo sviluppo professionale continuo contribuisce alla sicurezza
e all’efficacia delle prestazioni dei professionisti che
beneficiano del riconoscimento automatico delle loro
qualifiche professionali. È importante incoraggiare l’ulteriore
rafforzamento dello sviluppo professionale continuo
per queste professioni. Gli Stati membri dovrebbero in
particolare incoraggiare lo sviluppo professionale continuo
di medici, medici specialisti, medici generici, infermieri
responsabili dell’assistenza generale, dentisti, dentisti
specializzati, veterinari, ostetriche, farmacisti e architetti.
Le misure adottate dagli Stati membri per promuovere
lo sviluppo professionale continuo di tali professioni
dovrebbero essere comunicate alla Commissione, e gli
Stati membri dovrebbero procedere allo scambio delle
migliori prassi in questo settore. Lo sviluppo professionale
continuo dovrebbe contemplare gli sviluppi tecnici,
scientifici, normativi ed etici e incoraggiare i professionisti
a partecipare all’apprendimento permanente relativo
alla loro professione.

(16) Il sistema di riconoscimento automatico basato su requisiti
minimi di formazione armonizzati si fonda sulla notifica
tempestiva di titoli di formazione nuovi o modificati
da parte degli Stati membri nonché sulla relativa
pubblicazione da parte della Commissione. In caso contrario,
i titolari di tali qualifiche non hanno la garanzia di
beneficiare di un riconoscimento automatico. Al fine di
incrementare la trasparenza e semplificare l’esame dei
titoli di recente notifica, gli Stati membri dovrebbero
fornire informazioni in merito alla durata e al contenuto
dei programmi di formazione, che devono essere conformi
ai requisiti minimi di formazione stabiliti dalla
direttiva 2005/36/CE.

(17) I crediti del sistema europeo di accumulazione e trasferimento
dei crediti (European Credit Transfer and Accumulation
System, ECTS) sono già utilizzati da una larga
parte degli istituti di insegnamento superiore dell’Unione
e il loro impiego sta diventando pratica comune anche
per i corsi che consentono di conseguire le qualifiche
richieste per l’esercizio di una professione regolamentata.
Risulta pertanto necessario introdurre la possibilità di
indicare la durata di un programma anche in ECTS.
Tale possibilità non dovrebbe incidere sugli altri requisiti
relativi al riconoscimento automatico. Un credito ECTS
corrisponde a 25-30 ore di studio, mentre per il completamento
di un anno accademico sono di norma richiesti
60 crediti.
IT L 354/134 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
(18) Al fine di assicurare un elevato livello di salute pubblica e
di sicurezza dei pazienti nell’Unione nonché in un’ottica
di modernizzazione della direttiva 2005/36/CE, è necessario
modificare i criteri utilizzati per definire la formazione
medica di base, in modo che le condizioni relative
al numero minimo di anni e di ore diventino cumulative.
L’obiettivo di questa modifica è di evitare un abbassamento
dei requisiti di formazione dell’istruzione medica
di base.

(19) Al fine di incrementare la mobilità dei medici specializzati
che hanno già conseguito una qualifica specialistica
in tale settore e seguono successivamente un’altra formazione
specializzata, gli Stati membri dovrebbero poter
concedere l’esenzione da alcune parti della formazione
successiva se queste sono già state completate durante
il precedente programma di formazione medica specialistica
in uno Stato membro. Gli Stati membri dovrebbero
poter concedere tali esenzioni, entro certi limiti, per le
specializzazioni mediche che rientrano nel sistema di
riconoscimento automatico.

(20) La professione infermieristica ha subito una forte spinta
evolutiva negli ultimi tre decenni: assistenza sanitaria di
comunità, impiego di terapie maggiormente complesse e
tecnologia in costante sviluppo presuppongono una capacità
di gestire accresciute responsabilità da parte degli
infermieri. La formazione in cure infermieristiche, la cui
organizzazione varia tuttora in funzione delle diverse
tradizioni nazionali, dovrebbe fornire garanzie più solide
e più orientate ai risultati in merito all’acquisizione, da
parte del professionista, di determinate conoscenze e abilità
nel corso della formazione e alla sua capacità di
mettere in atto almeno alcune competenze per esercitare
le attività inerenti alla professione.

(21) Affinché le ostetriche siano in grado di affrontare le
complesse esigenze sanitarie relative alle loro attività, i
candidati a questa professione dovrebbero possedere una
solida base di istruzione generale prima di iniziare la
propria formazione. È opportuno pertanto innalzare i
requisiti per l’ammissione alla formazione di ostetrica/o
a dodici anni di istruzione generale o di superamento di
un esame di livello equivalente, salvo nel caso dei professionisti
che sono già qualificati infermieri responsabili
dell’assistenza generale. La formazione da ostetrica dovrebbe
fornire migliori garanzie in merito all’acquisizione,
da parte del professionista, di determinate conoscenze
e abilità necessarie per esercitare le attività di ostetrica di
cui alla direttiva 2005/36/CE.

(22) Allo scopo di semplificare il sistema di riconoscimento
automatico delle specializzazioni mediche e odontoiatriche,
queste dovrebbero rientrare nell’ambito di applicazione
della direttiva 2005/36/CE qualora siano comuni
ad almeno due quinti degli Stati membri.

(23) Un numero significativo di Stati membri ha deciso di
concedere l’accesso a tutte le attività nell’ambito della
farmacia e all’esercizio di tali attività sulla base del riconoscimento
delle qualifiche di farmacista acquisite in un
altro Stato membro sin dall’entrata in vigore della direttiva
2005/36/CE. Tale riconoscimento di una qualifica
professionale acquisita in un altro Stato membro non
dovrebbe però impedire a uno Stato membro di mantenere
in essere norme non discriminatorie atte a disciplinare
la distribuzione geografica delle farmacie sul suo
territorio, in quanto la direttiva 2005/36/CE non coordina
tali norme. Tuttavia, eventuali deroghe dal riconoscimento
automatico delle qualifiche che siano ancora
necessarie per uno Stato membro non dovrebbero più
escludere i farmacisti già riconosciuti dallo Stato membro
che ha utilizzato tale deroga e che esercitano la professione
di farmacista lecitamente ed effettivamente già da
un certo periodo di tempo sul territorio di tale Stato
membro.

(24) Il funzionamento del sistema di riconoscimento automatico
si fonda sulla fiducia nelle condizioni di formazione
che sono alla base delle qualifiche dei professionisti. È
pertanto di fondamentale importanza che le condizioni
di formazione minime per gli architetti riflettano i nuovi
sviluppi nella formazione del settore, in particolare con
riferimento all’esigenza riconosciuta di supportare la formazione
accademica con un’esperienza professionale acquisita
sotto la supervisione di architetti qualificati. Al
contempo, le condizioni di formazione minime dovrebbero
essere sufficientemente flessibili al fine di evitare di
restringere indebitamente la capacità degli Stati membri
di organizzare i propri sistemi d’istruzione.

(25) La direttiva 2005/36/CE, attraverso l’introduzione di
principi comuni di formazione, dovrebbe promuovere
un carattere maggiormente automatico del riconoscimento
delle qualifiche professionali per le professioni
che di norma non ne beneficiano. A tale riguardo si
dovrebbe tenere in considerazione la competenza degli
Stati membri a determinare le qualifiche professionali
richieste per l’esercizio delle professioni sul loro territorio,
nonché i contenuti e l’organizzazione dei rispettivi
sistemi di istruzione e di formazione. I principi comuni
di formazione dovrebbero tradursi in quadri comuni di
formazione, fondati su un insieme comune di conoscenze,
abilità e competenze o prove di formazione. Dovrebbe
essere possibile che i quadri comuni di formazione
includano anche specializzazioni che attualmente
non beneficiano del riconoscimento automatico ai sensi
della direttiva 2005/36/CE e che si riferiscono a professioni
contemplate dal titolo III, capo III, alle quali sono
riservate attività specifiche chiaramente definite. I quadri
comuni di formazione relativi a tali specializzazioni, in
particolare in ambito medico, dovrebbero assicurare un
elevato livello di protezione della salute pubblica e della
sicurezza dei pazienti. Le qualifiche professionali conseguite
ai sensi dei quadri comuni di formazione dovrebbero
essere automaticamente riconosciute dagli Stati
membri. Le organizzazioni professionali rappresentative
a livello dell’Unione e, in determinate circostanze, le organizzazioni
professionali di livello nazionale o le autorità
competenti a livello nazionale dovrebbero poter presentare
alla Commissione suggerimenti in relazione ai
principi comuni di formazione, al fine di consentire
una valutazione, insieme ai coordinatori nazionali, delle
possibili conseguenze di tali principi sui sistemi nazionali
di istruzione e formazione come pure sulle norme nazionali
che disciplinano l’accesso alle professioni regolamentate.
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/135

 
(26) La direttiva 2005/36/CE prevede già, per i professionisti,
l’obbligo in materia di conoscenze linguistiche necessarie.
La revisione dell’applicazione di tale obbligo ha evidenziato
la necessità di chiarire il ruolo delle autorità competenti
e dei datori di lavoro, in particolare per garantire
in modo più efficace la sicurezza dei pazienti. Le autorità
competenti dovrebbero poter effettuare controlli linguistici
dopo il riconoscimento delle qualifiche professionali.
È importante, in particolare per le professioni aventi implicazioni
per la sicurezza dei pazienti, che i controlli
linguistici di cui alla direttiva 2005/36/CE siano effettuati
prima che il professionista abbia accesso alla professione
nello Stato membro ospitante. I controlli linguistici dovrebbero
tuttavia essere ragionevoli e necessari per le
professioni in oggetto e non dovrebbero essere finalizzati
all’esclusione di professionisti di altri Stati membri dal
mercato del lavoro dello Stato membro ospitante. Al
fine di assicurare il rispetto del principio di proporzionalità
e di rafforzare la mobilità dei professionisti nell’Unione,
i controlli effettuati da un’autorità competente o sotto
la sua supervisione dovrebbero essere limitati alla conoscenza
di una lingua ufficiale o amministrativa dello Stato
membro ospitante, a condizione che quest’ultima sia anche
una lingua ufficiale dell’Unione. Ciò non dovrebbe
impedire agli Stati membri ospitanti di incoraggiare i
professionisti ad acquisire la conoscenza di un’altra lingua
in una fase successiva qualora risulti necessario per
l’attività professionale da esercitare. Anche i datori di
lavoro dovrebbero continuare a svolgere un ruolo importante
nell’accertare la conoscenza delle lingue necessarie
per lo svolgimento delle attività professionali sul luogo di
lavoro.

(27) Le norme nazionali che disciplinano l’accesso alle professioni
regolamentate non dovrebbero costituire un ostacolo
alla mobilità dei giovani diplomati. Pertanto, quando
un diplomato porta a termine un tirocinio professionale
in un altro Stato membro, il tirocinio in questione dovrebbe
essere riconosciuto nel momento in cui il diplomato
presenta una domanda di accesso a una professione
regolamentata nel proprio Stato membro d’origine. Il
riconoscimento di un tirocinio professionale completato
in un altro Stato membro dovrebbe fondarsi su una
chiara descrizione scritta degli obiettivi di apprendimento
e delle mansioni affidate, stabilite dal supervisore del
tirocinante nello Stato membro ospitante. I tirocini professionali
effettuati nei paesi terzi dovrebbero essere tenuti
in considerazione dagli Stati membri in sede di
esame di una domanda di accesso a una professione
regolamentata.

(28) La direttiva 2005/36/CE prevede un sistema di punti
nazionali di contatto. A seguito dell’entrata in vigore
della direttiva 2006/123/CE e dell’insediamento di punti
di contatto unici ai sensi della stessa direttiva, sussiste un
rischio di sovrapposizione. Pertanto, i punti nazionali di
contatto stabiliti dalla direttiva 2005/36/CE dovrebbero
divenire centri di assistenza focalizzati sulle attività di
consulenza e assistenza ai cittadini, ivi inclusa una consulenza
diretta, al fine di garantire che l’applicazione
quotidiana delle norme sul mercato interno, in complessi
casi specifici riguardanti i cittadini, sia eseguita a livello
nazionale. Laddove necessario, i centri di assistenza fungeranno
da collegamento con le autorità competenti e i
centri di assistenza di altri Stati membri. Per quanto
concerne la tessera professionale europea, gli Stati membri
dovrebbero essere liberi di decidere se i centri di
assistenza debbano o fungere da autorità competente
nello Stato membro d’origine o assistere la pertinente
autorità competente nella gestione delle domande di tessera
professionale europea e nel trattamento dei fascicoli
individuali dei richiedenti creati nell’ambito dell’IMI (fascicolo
IMI). Nell’ambito della libera prestazione di servizi,
se la professione in questione non è regolamentata
nello Stato membro d’origine i centri di assistenza possono
altresì partecipare allo scambio di informazioni previsto
ai fini della cooperazione amministrativa.

(29) La presente direttiva contribuisce a garantire un elevato
grado di tutela della salute e dei consumatori. La direttiva
2005/36/CE già prevede obblighi dettagliati a carico degli
Stati membri in materia di scambio di informazioni. Tali
obblighi dovrebbero essere rafforzati. In futuro gli Stati
membri non dovrebbero solo reagire alle richieste di
informazioni, ma le loro autorità competenti dovrebbero
altresì avere il potere, nei limiti delle rispettive competenze,
di allertare in modo proattivo le autorità competenti
di altri Stati membri in merito a professionisti che
non sono più abilitati a esercitare la loro professione. Un
sistema di allerta specifico è necessario per i professionisti
del settore sanitario ai sensi della direttiva 2005/36/CE.
Ciò dovrebbe applicarsi anche ai veterinari nonché ai
professionisti che esercitano attività inerenti all’istruzione
dei minori, inclusi i professionisti che lavorano nell’assistenza
e nell’istruzione della prima infanzia. L’obbligo di
trasmettere un messaggio di allerta si dovrebbe applicare
solo agli Stati membri in cui tali professioni sono regolamentate.
Tutti gli Stati membri dovrebbero essere allertati
se un professionista non è più abilitato, a causa di
un’azione disciplinare o di una condanna penale, a esercitare,
anche temporaneamente, le sue attività professionali
in uno Stato membro. Il messaggio di allerta dovrebbe
includere tutti i dettagli disponibili in merito al
periodo definito o indefinito al quale si applica la limitazione
o il divieto. Tale allerta dovrebbe essere attivata
tramite l’IMI indipendentemente dal fatto che il professionista
abbia esercitato un qualsivoglia diritto ai sensi
della direttiva 2005/36/CE oppure abbia presentato domanda
di riconoscimento delle proprie qualifiche professionali
attraverso il rilascio di una tessera professionale
europea oppure attraverso altro metodo previsto dalla
stessa direttiva. La procedura di allerta dovrebbe essere
conforme al diritto dell’Unione in materia di protezione
dei dati personali e dei diritti fondamentali. La procedura
di allerta non dovrebbe essere destinata a sostituire o
modificare eventuali accordi tra gli Stati membri in materia
di cooperazione nell’ambito della giustizia e degli
affari interni. Le autorità competenti a norma della direttiva
2005/36/CE non dovrebbero altresì essere obbligate
a contribuire a tale cooperazione attraverso le allerte di
cui alla suddetta direttiva.

(30) Una delle maggiori difficoltà che un cittadino dell’Unione
deve affrontare, se interessato a lavorare in un altro Stato
membro, riguarda la complessità e il grado di incertezza
delle procedure amministrative a cui deve conformarsi. La
direttiva 2006/123/CE già impone agli Stati membri di
favorire l’accesso semplificato alle informazioni e di rendere
possibile il completamento delle procedure attraverso
i punti di contatto unici. I cittadini che intendono
far riconoscere le proprie qualifiche professionali ai sensi
della direttiva 2005/36/CE possono già utilizzare i punti
di contatto unici se la loro situazione è contemplata dallaIT L 354/136 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
direttiva 2006/123/CE. Tuttavia, le persone alla ricerca di
impiego e i professionisti del settore sanitario non sono
coperti dalla direttiva 2006/123/CE e le informazioni
disponibili rimangono scarse. Sussiste pertanto la necessità,
dal punto di vista dell’utente, di specificare tali informazioni
e di garantire che le stesse siano facilmente
reperibili. Inoltre, è importante che gli Stati membri non
solo si assumano la responsabilità a livello nazionale, ma
cooperino anche gli uni con gli altri e con la Commissione
al fine di garantire che i professionisti, all’interno di
tutta l’Unione, possano facilmente accedere a informazioni
di facile approccio e multilingue nonché completare
agevolmente le procedure tramite i punti di contatto
unici o le pertinenti autorità competenti. I collegamenti
dovrebbero essere resi disponibili attraverso altri siti web,
quali il portale «La tua Europa».

(31) Al fine di integrare o modificare taluni elementi non
essenziali della direttiva 2005/36/CE, dovrebbe essere delegato
alla Commissione il potere di adottare atti conformemente
all’articolo 290 TFUE intesi ad aggiornare le
conoscenze e le abilità di cui all’articolo 21, paragrafo
6, ad aggiornare l’allegato I, ad aggiornare e chiarire le
attività elencate all’allegato IV, ad adeguare i punti da
5.1.1 a 5.1.4 nonché i punti 5.2.2, 5.3.2, 5.3.3, 5.4.2,
5.5.2, 5.6.2 e 5.7.1 dell’allegato V, ad adeguare i periodi
minimi di formazione per le specializzazioni in medicina
e odontoiatria, a includere nuove specializzazioni mediche
al punto 5.1.3 dell’allegato V, a introdurre modifiche
all’elenco di cui ai punti 5.2.1, 5.3.1, 5.4.1, 5.5.1 e 5.6.1
dell’allegato V, a includere nuove specializzazioni odontoiatriche
al punto 5.3.3 dell’allegato V, a specificare le
condizioni di applicazione dei quadri comuni di formazione
nonché le condizioni di applicazione delle prove di
formazione comuni. È di particolare importanza che durante
i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate
consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione
e nell’elaborazione degli atti delegati la Commissione
dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e
appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento
europeo e al Consiglio.

(32) Al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione
della direttiva 2005/36/CE, dovrebbero essere attribuite
alla Commissione competenze di esecuzione. Tali competenze
dovrebbero essere esercitate conformemente al
regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le
regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo
da parte degli Stati membri dell’esercizio delle
competenze di esecuzione attribuite alla Commissione ( 1 ).

(33) In considerazione della natura tecnica di tali atti di esecuzione,
la procedura di esame dovrebbe essere utilizzata
per l’adozione di atti di esecuzione per quanto concerne
l’introduzione di tessere professionali europee per determinate
professioni, il formato della tessera professionale
europea, il trattamento delle domande scritte, le traduzioni
che il richiedente deve fornire a sostegno di una
domanda di rilascio di una tessera professionale europea,
i dettagli relativi ai documenti richiesti a norma della
direttiva 2005/36/CE per presentare una domanda completa,
le procedure di pagamento e di trattamento dei
pagamenti in relazione a tale tessera, le norme che stabiliscono
come, quando e per quale tipo di documenti, le
autorità competenti possono chiedere copie certificate
per la professione interessata, le specifiche tecniche e le
misure necessarie per garantire integrità, riservatezza e
accuratezza delle informazioni contenute nella tessera
professionale europea e nel fascicolo dell’IMI, le condizioni
e le procedure per il rilascio della tessera professionale
europea, le norme concernenti le condizioni di accesso
al fascicolo IMI, le procedure e i mezzi tecnici per
verificare l’autenticità e la validità della tessera professionale
europea e l’applicazione del sistema di allerta.

(34) La Commissione dovrebbe, mediante atti di esecuzione e,
in virtù della loro speciale natura, senza fare ricorso
all’applicazione del regolamento (UE) n. 182/2011, decidere
di respingere una richiesta di aggiornamento dell’allegato
I qualora non siano soddisfatte le condizioni di cui
alla direttiva 2005/36/CE, chiedere allo Stato membro
pertinente di non applicare la deroga relativa alla scelta
tra il tirocinio di adattamento e la prova attitudinale
qualora tale deroga non sia appropriata o non sia conforme
al diritto dell’Unione, respingere le richieste di
modifica dei punti da 5.1.1 a 5.1.4 nonché dei punti
5.2.2, 5.3.2, 5.3.3, 5.4.2, 5.5.2, 5.6.2 o 5.7.1 dell’allegato
V qualora non siano soddisfatte le condizioni di cui alla
direttiva 2005/36/CE, elencare le qualifiche e i titoli professionali
nazionali che beneficiano del riconoscimento
automatico nell’ambito del quadro comune di formazione,
elencare gli Stati membri in cui devono essere organizzate
le prove di formazione comuni, la loro frequenza
in un anno solare e altre disposizioni necessarie alla loro
organizzazione, nonché consentire allo Stato membro in
questione di derogare alle pertinenti disposizioni della
direttiva 2005/36/CE per un periodo limitato.

(35) A seguito dell’esperienza positiva avuta con la valutazione
reciproca ai sensi della direttiva 2006/123/CE, è
opportuno introdurre un sistema di valutazione analogo
nella direttiva 2005/36/CE. Gli Stati membri dovrebbero
notificare le professioni soggette a regolamentazioni, le
ragioni di ciò nonché avviare una discussione sui risultati
ottenuti. Tale sistema contribuirebbe a incrementare la
trasparenza nel mercato dei servizi professionali.

(36) La Commissione dovrebbe valutare a tempo debito il
regime di riconoscimento applicabile ai titoli di formazione
di infermiere responsabile dell’assistenza generale
rilasciati in Romania. Tale valutazione dovrebbe essere
basata sui risultati di uno speciale programma di rivalorizzazione,
che la Romania dovrebbe istituire conformemente
alle proprie disposizioni legislative, regolamentari
e amministrative nazionali e in relazione al quale dovrebbe
stabilire contatti con gli altri Stati membri e
con la Commissione. Il suddetto programma di rivalorizzazione
dovrebbe essere inteso a consentire ai partecipanti
di aggiornare le loro qualifiche professionali affinché
soddisfino pienamente tutti i requisiti minimi di formazione
di cui alla direttiva 2005/36/CE.
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/137

( 1 ) GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.

 
(37) Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire
razionalizzazione, semplificazione e miglioramento delle
norme per il riconoscimento delle qualifiche professionali,
non possono essere conseguiti in misura sufficiente
dagli Stati membri, in quanto ciò porterebbe inevitabilmente
a requisiti e procedure divergenti, rendendo la
regolamentazione ancora più complessa e creando ostacoli
ingiustificati alla mobilità dei professionisti, ma, per
motivi di coerenza, trasparenza e compatibilità, possono
essere conseguiti meglio a livello dell’Unione, quest’ultima
può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito
dall’articolo 5 del trattato sull’Unione europea. La
presente direttiva si limita a quanto è necessario per
conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di
proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(38) Conformemente alla dichiarazione politica comune del
28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione
sui documenti esplicativi ( 1 ), gli Stati membri si
sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la
notifica delle loro misure di recepimento con uno o più
documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi
costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli
strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda
la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione
di tali documenti sia giustificata.

(39) Il garante europeo della protezione dei dati è stato consultato
a norma dell’articolo 28, paragrafo 2, del regolamento
(CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela
delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati
personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari,
nonché la libera circolazione di tali dati ( 2 ), e ha
espresso un parere in data 8 marzo 2012 ( 3 ).

(40) È pertanto opportuno modificare di conseguenza la direttiva
2005/36/CE e il regolamento (UE) n. 1024/2012,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Modifiche della direttiva 2005/36/CE

La direttiva 2005/36/CE è così modificata:

1) all’articolo 1, è aggiunto il comma seguente:

«La presente direttiva definisce altresì le regole relative all’accesso
parziale a una professione regolamentata nonché
al riconoscimento di tirocini professionali effettuati in un
altro Stato membro.»;

2) l’articolo 2 è così modificato:

a) al paragrafo 1 è aggiunto il comma seguente:

«La presente direttiva si applica anche a tutti i cittadini
di uno Stato membro che hanno effettuato un tirocinio
professionale al di fuori dello Stato membro d’origine.»;

b) è aggiunto il paragrafo seguente:

«4. La presente direttiva non si applica ai notai nominati
con atto ufficiale della pubblica amministrazione.
»;

3) l’articolo 3 è così modificato:

a) il paragrafo 1 è così modificato:

i) le lettere f) e h) sono sostituite dalle seguenti:

«f) “esperienza professionale”: l’esercizio effettivo e
legittimo della professione in questione in uno
Stato membro, a tempo pieno o a tempo parziale
per un periodo equivalente;

h) “prova attitudinale”: una verifica riguardante le
conoscenze, le abilità e le competenze professionali
del richiedente, effettuata o riconosciuta
dalle autorità competenti dello Stato membro
ospitante allo scopo di valutare l’idoneità del
richiedente a esercitare in tale Stato membro
una professione regolamentata.

Per consentire che la verifica sia effettuata, le
autorità competenti predispongono un elenco
delle materie che, in base a un confronto tra
la formazione e l’istruzione richiesta nello Stato
membro ospitante e quella ricevuta dal richiedente,
non sono coperte dal diploma o dai titoli
di formazione del richiedente.

La prova attitudinale deve tener conto del fatto
che il richiedente è un professionista qualificato
nello Stato membro d’origine o di provenienza.
Essa verte su materie da scegliere tra quelle che
figurano nell’elenco e la cui conoscenza è essenziale
per poter esercitare la professione in questione
nello Stato membro ospitante. TaleIT L 354/138 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

( 1 ) GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.

( 2 ) GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1.

( 3 ) GU C 137 del 12.5.2012, pag. 1.

 
prova può altresì comprendere la conoscenza
delle regole professionali applicabili alle attività
in questione nello Stato membro ospitante.

Le modalità dettagliate della prova attitudinale
nonché lo status di cui gode, nello Stato membro
ospitante, il richiedente che desidera prepararsi
alla prova attitudinale in detto Stato membro
sono determinate dalle autorità competenti
di detto Stato membro;»

ii) sono aggiunte le lettere seguenti:

«j) “tirocinio professionale”: fatto salvo l’articolo 46,
paragrafo 4, un periodo di pratica professionale
effettuato sotto supervisione, purché costituisca
una condizione per l’accesso a una professione
regolamentata e che può svolgersi durante o
dopo il completamento di un’istruzione che
conduce a un diploma;

k) “tessera professionale europea”: un certificato
elettronico attestante o che il professionista ha
soddisfatto tutte le condizioni necessarie per fornire
servizi, su base temporanea e occasionale,
in uno Stato membro ospitante o il riconoscimento
delle qualifiche professionali ai fini dello
stabilimento in uno Stato membro ospitante;

l) “apprendimento permanente”: l’intero complesso
di istruzione generale, istruzione e formazione
professionale, istruzione non formale e apprendimento
informale intrapresi nel corso della vita
che comporta un miglioramento delle conoscenze,
delle abilità e delle competenze, che può
includere l’etica professionale;

m) “motivi imperativi di interesse generale”: motivi
riconosciuti tali dalla giurisprudenza della Corte
di giustizia dell’Unione europea;

n) “Sistema europeo di accumulazione e trasferimento
dei crediti o crediti ECTS”: il sistema di
crediti per l’istruzione superiore utilizzato nello
Spazio europeo dell’istruzione superiore.»;

b) al paragrafo 2, il terzo comma è sostituito dal seguente:

«Quando uno Stato membro riconosce un’associazione
o un organismo di cui al primo comma, ne informa la
Commissione. La Commissione esamina se tale associazione
o organismo rispetta le condizioni di cui al secondo
comma. Al fine di tenere debitamente conto delle
evoluzioni normative negli Stati membri, alla Commissione
è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente
all’articolo 57 quater, al fine di aggiornare
l’allegato I, qualora siano soddisfatte le condizioni di cui
al secondo comma.

Qualora le condizioni di cui al secondo comma non
siano soddisfatte, la Commissione adotta atti di esecuzione
al fine di respingere la richiesta di aggiornamento
dell’allegato I.»;

4) l’articolo 4 è così modificato:

a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. Il riconoscimento delle qualifiche professionali da
parte dello Stato membro ospitante permette ai beneficiari
di accedere in tale Stato membro alla stessa professione
per la quale essi sono qualificati nello Stato
membro d’origine e di esercitarla nello Stato membro
ospitante alle stesse condizioni dei cittadini di tale Stato
membro.»;

b) è aggiunto il paragrafo seguente:

«3. In deroga al paragrafo 1, l’accesso parziale a una
professione nello Stato membro ospitante è garantito
alle condizioni stabilite all’articolo 4 septies.»;

5) sono inseriti gli articoli seguenti:

«Articolo 4 bis

Tessera professionale europea

1. Gli Stati membri sono tenuti a rilasciare una tessera
professionale europea ai titolari di una qualifica professionale,
su richiesta degli stessi e a condizione che la Commissione
abbia adottato i relativi atti di esecuzione di cui al
paragrafo 7.
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/139

 
2. Qualora sia stata introdotta una tessera professionale
europea per una particolare professione mediante gli atti di
esecuzione pertinenti adottati a norma del paragrafo 7, il
titolare della qualifica professionale in questione può scegliere
di presentare domanda per tale tessera o ricorrere alle
procedure di cui ai titoli II e III.

3. Gli Stati membri sono tenuti a garantire che il titolare
di una tessera professionale europea benefici di tutti i diritti
conferiti dagli articoli da 4 ter a 4 sexies.

4. Nel caso in cui il titolare di una qualifica professionale
intenda prestare a norma del titolo II servizi diversi da
quelli contemplati all’articolo 7, paragrafo 4, l’autorità competente
dello Stato membro d’origine rilascia la tessera
professionale europea conformemente agli articoli 4 ter e
4 quater. La tessera professionale europea costituisce, ove
applicabile, la dichiarazione di cui all’articolo 7.

5. Qualora il titolare di una qualifica professionale intenda
stabilirsi in un altro Stato membro a norma del titolo
III, capi da I a III bis, o fornire servizi a norma dell’articolo
7, paragrafo 4, l’autorità competente dello Stato membro
d’origine completa tutte le fasi preparatorie concernenti
il fascicolo personale del richiedente creato nell’ambito del
sistema di informazione del mercato interno (IMI) (fascicolo
IMI) di cui agli articoli 4 ter e 4 quinquies. L’autorità competente
dello Stato membro ospitante rilascia la tessera
professionale europea conformemente agli articoli 4 ter e
4 quinquies.

Ai fini dello stabilimento, il rilascio della tessera professionale
europea non conferisce un diritto automatico all’esercizio
di una particolare professione se esistono requisiti di
registrazione o altre procedure di controllo già vigenti nello
Stato membro ospitante prima dell’introduzione della tessera
professionale europea per quella professione.

6. Gli Stati membri designano le autorità competenti per
la gestione dei fascicoli IMI e il rilascio delle tessere professionali
europee. Dette autorità sono tenute a garantire un
trattamento imparziale, obiettivo e tempestivo delle domande
di tessera professionale europea. I centri di assistenza
di cui all’articolo 57 ter possono anche agire come
autorità competenti. Gli Stati membri sono tenuti a garantire
che le autorità competenti e i centri di assistenza informino
i cittadini, inclusi i potenziali richiedenti, in merito
al funzionamento e al valore aggiunto di una tessera professionale
europea, in relazione alle professioni per le quali
essa è disponibile.

7. La Commissione adotta, mediante atti di esecuzione,
misure necessarie a garantire l’applicazione uniforme delle
disposizioni riguardanti le tessere professionali europee per
quelle professioni che soddisfano le condizioni di cui al
secondo comma del presente paragrafo, incluse le misure
relative al formato di tali tessere, il trattamento delle domande
scritte, le traduzioni che il richiedente deve fornire a
supporto di ogni richiesta di una tessera professionale europea,
i dettagli relativi ai documenti richiesti a norma
dell’articolo 7, paragrafo 2, o dell’allegato VII per presentare
una domanda completa e le procedure di pagamento e di
trattamento dei pagamenti in relazione a tale tessera, tenendo
presente le specificità della professione interessata.
La Commissione specifica inoltre mediante atti di esecuzione
le norme che stabiliscono come, quando e per quale
tipo di documenti le autorità competenti possono chiedere
copie certificate, conformemente all’articolo 4 ter, paragrafo
3, secondo comma, e all’articolo 4 quinquies, paragrafi 2 e
3, per la professione interessata.

L’introduzione di una tessera professionale europea per una
determinata professione, mediante l’adozione di atti di esecuzione
pertinenti a norma del primo comma, è soggetta
alle seguenti condizioni:

a) esistenza di una significativa mobilità, o una significativa
potenziale mobilità, nella professione interessata;

b) esistenza di un sufficiente interesse manifestato dalle
parti interessate;

c) la professione o l’istruzione e la formazione che portano
all’esercizio della professione sono regolamentate in un
numero significativo di Stati membri.

Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura
d’esame di cui all’articolo 58, paragrafo 2.

8. Tutti gli oneri a carico dei richiedenti in relazione a
procedure amministrative connesse al rilascio della tessera
professionale europea devono essere ragionevoli, proporzionati
e commisurati ai costi sostenuti dagli Stati membri
d’origine e ospitanti e non devono dissuadere dal richiedere
una tessera professionale europea.

Articolo 4 ter

Domanda di tessera professionale europea e creazione
di un fascicolo IMI

1. Lo Stato membro d’origine consente al titolare di una
qualifica professionale di richiedere il rilascio di unaIT L 354/140 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
tessera professionale europea mediante uno strumento online,
fornito dalla Commissione, che crea automaticamente
un fascicolo IMI per il singolo richiedente. Qualora uno
Stato membro d’origine consenta anche di presentare domande
scritte, predispone tutte le misure necessarie per la
creazione del fascicolo IMI, per l’invio di tutte le informazioni
necessarie al richiedente e per il rilascio della tessera
professionale europea.

2. Le domande sono corredate dei documenti richiesti
negli atti di esecuzione adottati a norma dell’articolo 4 bis,
paragrafo 7.

3. Entro una settimana dal ricevimento della domanda,
l’autorità competente dello Stato membro d’origine accusa
ricezione della domanda e informa il richiedente di eventuali
documenti mancanti.

Se del caso, l’autorità competente dello Stato membro d’origine
rilascia ogni certificato di supporto, richiesto sulla base
della presente direttiva. L’autorità competente dello Stato
membro d’origine verifica che il richiedente sia legalmente
stabilito in tale Stato nonché l’autenticità e la validità di
tutti i documenti necessari rilasciati dallo Stato stesso. In
caso di dubbi debitamente giustificati, l’autorità competente
dello Stato membro d’origine consulta l’organismo competente
e può chiedere al richiedente copie certificate dei
documenti. Se il medesimo richiedente presenta ulteriori
domande, le autorità competenti degli Stati membri d’origine
e ospitanti non possono chiedere nuovamente la presentazione
dei documenti già inclusi nel fascicolo IMI e
ancora validi.

4. La Commissione può adottare, mediante atti di esecuzione,
le specifiche tecniche, le misure necessarie per
garantire l’integrità, la riservatezza e l’accuratezza delle informazioni
contenute nella tessera professionale europea e
nel fascicolo IMI, e le condizioni e le procedure per rilasciare
al titolare la tessera stessa, inclusa la possibilità di
scaricarla o di produrre aggiornamenti per il fascicolo IMI.
Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura
d’esame di cui all’articolo 58, paragrafo 2.

Articolo 4 quater

Tessera professionale europea per la prestazione
temporanea e occasionale di servizi diversi da quelli
previsti all’articolo 7, paragrafo 4

1. L’autorità competente dello Stato membro d’origine è
tenuta a verificare la domanda e i documenti giustificativi
nel fascicolo IMI e a rilasciare la tessera professionale europea
per la prestazione temporanea e occasionale di servizi
diversi da quelli previsti all’articolo 7, paragrafo 4,
entro tre settimane. Il periodo decorre dal ricevimento dei
documenti mancanti di cui all’articolo 4 ter, paragrafo 3,
primo comma, oppure, se non sono stati richiesti ulteriori
documenti, alla scadenza del periodo di una settimana previsto
in tale comma. Essa quindi trasmette immediatamente
la tessera professionale europea all’autorità competente di
ciascuno Stato membro ospitante interessato e ne informa
di conseguenza il richiedente. Lo Stato membro ospitante
non può richiedere nessuna ulteriore dichiarazione di cui
all’articolo 7 per i successivi diciotto mesi.

2. La decisione dell’autorità competente dello Stato
membro d’origine, oppure l’assenza di decisione entro il
termine di tre settimane di cui al paragrafo 1, è soggetto
a ricorso in base al diritto interno.

3. Il titolare di una tessera professionale europea, che
intenda prestare servizi in Stati membri diversi da quelli
menzionati inizialmente nella domanda di cui al paragrafo
1, può fare domanda per tale estensione. Qualora il titolare
intenda continuare a prestare i servizi oltre il periodo di
diciotto mesi indicato nel paragrafo 1, ne informa di conseguenza
l’autorità competente. In entrambi i casi, il titolare
fornisce anche tutte le informazioni relative a mutamenti
oggettivi della situazione comprovata nel fascicolo IMI che
potrebbero essere richieste dall’autorità competente dello
Stato membro d’origine conformemente agli atti di esecuzione
adottati a norma dell’articolo 4 bis, paragrafo 7.
L’autorità competente dello Stato membro d’origine trasmette
la tessera professionale europea aggiornata agli Stati
membri ospitanti interessati.

4. La tessera professionale europea è valida sull’intero
territorio di tutti gli Stati membri ospitanti interessati per
tutto il tempo in cui il rispettivo titolare conserva il diritto
di esercitare, sulla base dei documenti e delle informazioni
contenute nel fascicolo IMI.

Articolo 4 quinquies

Tessera professionale europea per lo stabilimento e la
prestazione temporanea e occasionale di servizi a
norma dell’articolo 7, paragrafo 4

1. L’autorità competente dello Stato membro d’origine è
tenuta a verificare entro un mese l’autenticità e la validità
dei documenti giustificativi nel fascicolo IMI ai fini del
rilascio di una tessera professionale europea per lo stabilimento
o la prestazione temporanea e occasionale di servizi
a norma dell’articolo 7, paragrafo 4. Il periodo decorre dal
ricevimento dei documenti mancanti di cui all’articolo 4 ter,
paragrafo 3, primo comma oppure, se non sono stati richiesti
ulteriori documenti, alla scadenza del termine di una
settimana previsto in tale comma. Essa trasmette poiIT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/141

 
immediatamente la domanda all’autorità competente dello
Stato membro ospitante. Lo Stato membro d’origine informa
il richiedente in merito allo stato della domanda
nel momento in cui la trasmette allo Stato membro ospitante.

2. Nei casi previsti agli articoli 16, 21, 49 bis e 49 ter, lo
Stato membro ospitante decide se rilasciare una tessera
professionale europea ai sensi del paragrafo 1 entro un
mese a decorrere dalla data di ricevimento della domanda
trasmessa dallo Stato membro d’origine. In caso di dubbi
debitamente giustificati, lo Stato membro ospitante può
chiedere ulteriori informazioni allo Stato membro d’origine
o l’inclusione della copia certificata di un documento da
parte dello Stato membro d’origine, che quest’ultimo è tenuto
a presentare non oltre due settimane dalla presentazione
della richiesta. Fatto salvo il paragrafo 5, secondo
comma, si applica il periodo di un mese, nonostante eventuali
domande di questo tipo.

3. Nei casi previsti all’articolo 7, paragrafo 4, e all’articolo
14, lo Stato membro ospitante decide, entro due mesi
dal ricevimento della domanda trasmessa dallo Stato membro
d’origine, se intende rilasciare una tessera professionale
europea oppure se assoggettare il titolare di una qualifica
professionale a misure compensative. In caso di dubbi debitamente
giustificati, lo Stato membro ospitante può chiedere
ulteriori informazioni allo Stato membro d’origine o
l’inclusione della copia certificata di un documento da parte
dello Stato membro d’origine, che quest’ultimo è tenuto a
presentare non oltre due settimane dalla presentazione della
domanda. Fatto salvo il paragrafo 5, secondo comma, si
applica il periodo di due mesi, nonostante eventuali domande
di questo tipo.

4. Nel caso in cui lo Stato membro ospitante non riceva,
da parte dello Stato membro d’origine o del richiedente, le
informazioni necessarie, che può richiedere conformemente
alla presente direttiva per decidere in merito al rilascio della
tessera professionale europea, può rifiutarsi di rilasciare la
tessera. Tale rifiuto è debitamente giustificato.

5. Qualora uno Stato membro ospitante non adotti una
decisione entro il termine stabilito ai paragrafi 2 e 3 del
presente articolo o non organizzi una prova attitudinale
conformemente all’articolo 7, paragrafo 4, la tessera professionale
europea si considera rilasciata ed è inviata automaticamente,
mediante il sistema IMI, al titolare di una
qualifica professionale.

Lo Stato membro ospitante ha la possibilità di estendere di
due settimane il termine di cui ai paragrafi 2 e 3 per il
rilascio automatico della tessera professionale europea. Esso
spiega le ragioni della proroga e ne informa il richiedente.
Tale proroga può essere ripetuta una volta sola e unicamente
quando essa è strettamente necessaria, in particolare
per ragioni relative alla salute pubblica o alla sicurezza dei
destinatari del servizio.

6. Le misure intraprese dallo Stato membro di origine
conformemente al paragrafo 1 sostituiscono qualsivoglia
domanda di riconoscimento di qualifiche professionali ai
sensi della legislazione nazionale dello Stato membro ospitante.

7. Le decisioni degli Stati membri d’origine e ospitante
adottate ai sensi dei paragrafi da 1 a 5 oppure l’assenza di
una qualsivoglia decisione da parte dello Stato membro
d’origine sono soggette a un ricorso in base al diritto interno
dello Stato membro interessato.

Articolo 4 sexies

Elaborazione e accesso ai dati riguardanti la tessera
professionale europea

1. Fatta salva la presunzione di innocenza, le autorità
competenti degli Stati membri d’origine e ospitante aggiornano
tempestivamente il corrispondente fascicolo IMI con
le informazioni riguardanti le azioni disciplinari o le sanzioni
penali relative a un divieto o una restrizione e che
hanno conseguenze sull’esercizio delle attività da parte del
titolare di una tessera professionale europea ai sensi della
presente direttiva. Nel compiere tale attività esse rispettano
le norme sulla protezione dei dati personali stabilite dalla
direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche
con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché
alla libera circolazione di tali dati (*), e dalla direttiva
2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e
alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni
elettroniche (direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni
elettroniche) (**). Tali aggiornamenti includono la
soppressione di informazioni che non sono più richieste. Il
titolare della tessera professionale europea e le autorità
competenti che hanno accesso al corrispondente fascicolo
IMI devono essere informate immediatamente di ogni aggiornamento.
Tale obbligo lascia impregiudicati gli obblighi
di allerta a carico degli Stati membri di cui all’articolo 56
bis.

2. Il contenuto degli aggiornamenti delle informazioni
di cui al paragrafo 1 si limita a indicare:

a) l’identità del professionista;

b) la professione interessata;
IT L 354/142 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
c) le informazioni riguardanti l’autorità o il tribunale nazionale
che ha adottato la decisione di divieto o restrizione;

d) l’ambito di applicazione della restrizione o del divieto;
nonché

e) il periodo nel quale si applica la restrizione o il divieto.

3. L’accesso alle informazioni contenute nel fascicolo
IMI è limitato alle autorità competenti degli Stati membri
d’origine e ospitanti conformemente alla direttiva
95/46/CE. Le autorità competenti informano il titolare della
tessera professionale europea, su richiesta di quest’ultimo,
in merito al contenuto del fascicolo IMI.

4. Le informazioni contenute nella tessera professionale
europea si limitano alle informazioni necessarie per accertare
il diritto del titolare all’esercizio della professione per la
quale la tessera è stata rilasciata, vale a dire nome, cognome,
data e luogo di nascita, professione, qualifiche formali
del titolare e regime applicabile, autorità competenti coinvolte,
numero di tessera, caratteristiche di sicurezza e riferimento
a un documento di identità valido. Le informazioni
relative all’esperienza professionale acquisita dal titolare
della tessera professionale europea, o le misure compensative
superate, sono incluse nel fascicolo IMI.

5. I dati personali inclusi nel fascicolo IMI possono essere
trattati per tutto il tempo necessario ai fini della procedura
di riconoscimento in quanto tale e come prova del
riconoscimento o della trasmissione della dichiarazione prevista
all’articolo 7. Gli Stati membri assicurano che il titolare
della tessera professionale europea abbia il diritto di
chiedere, in qualsivoglia momento e senza costi, la rettifica
di dati inesatti o incompleti, oppure la soppressione o il
blocco del fascicolo IMI interessato. Il titolare è informato
di tale diritto al momento del rilascio della tessera professionale
europea e gli si ricorda tale diritto ogni due anni
dopo il rilascio della tessera. Qualora la domanda iniziale di
tessera professionale europea sia presentata online, tale promemoria
è inviato automaticamente mediante il sistema
IMI.

In caso di richiesta di soppressione di un fascicolo IMI
collegato a una tessera professionale europea rilasciata per
lo stabilimento o la prestazione temporanea e occasionale
di servizi a norma dell’articolo 7, paragrafo 4, le autorità
competenti dello Stato membro ospitante interessato rilasciano
al titolare di qualifiche professionali un attestato di
riconoscimento delle proprie qualifiche professionali.

6. Con riguardo all’elaborazione di dati personali contenuti
nella tessera professionale europea e in tutti i fascicoli
IMI, le autorità competenti degli Stati membri sono considerate
autorità di controllo ai sensi dell’articolo 2, lettera
d),della direttiva 95/46/CE. In relazione alle responsabilità
che a essa incombono a norma dei paragrafi da 1 a 4 del
presente articolo e all’elaborazione dei dati personali ivi
contemplati, la Commissione è considerata un’autorità di
controllo ai sensi dell’articolo 2, lettera d), del regolamento
(CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone
fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da
parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché
la libera circolazione di tali dati (***).

7. Fatto salvo il paragrafo 3, gli Stati membri ospitanti
prevedono la possibilità per datori di lavoro, consumatori,
pazienti, autorità pubbliche e altre parti interessate di verificare
l’autenticità e la validità di una tessera professionale
europea presentata loro dal titolare della stessa.

La Commissione stabilisce, mediante atti di esecuzione, le
norme in materia di accesso al fascicolo IMI e i mezzi
tecnici e le procedure di verifica di cui al primo comma.
Gli atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura
d’esame di cui all’articolo 58, paragrafo 2.

Articolo 4 septies

Accesso parziale

1. L’autorità competente dello Stato membro ospitante
accorda l’accesso parziale, previa valutazione di ciascun
singolo caso, a un’attività professionale sul proprio territorio
unicamente se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

a) il professionista è pienamente qualificato per esercitare
nello Stato membro d’origine l’attività professionale per
la quale si chiede un accesso parziale nello Stato membro
ospitante;

b) le differenze tra l’attività professionale legalmente esercitata
nello Stato membro d’origine e la professione
regolamentata nello Stato membro ospitante sono così
rilevanti che l’applicazione di misure compensative comporterebbe
per il richiedente di portare a termine il
programma completo di istruzione e formazione previsto
dallo Stato membro ospitante al fine di avere accesso
all’intera professione regolamentata in detto Stato;

c) l’attività professionale può essere oggettivamente separata
da altre attività che rientrano nella professione regolamentata
dello Stato membro ospitante.
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/143

 
Ai fini della lettera c), l’autorità competente dello Stato
membro ospitante prende in considerazione se l’attività
professionale può essere esercitata autonomamente nello
Stato membro d’origine.

2. L’accesso parziale può essere rifiutato se ciò è giustificato
da un motivo imperativo di interesse generale, che
permette di conseguire l’obiettivo perseguito e si limita a
quanto necessario per raggiungere tale obiettivo.

3. Le domande ai fini dello stabilimento in uno Stato
membro ospitante sono esaminate conformemente al titolo
III, capi I e IV.

4. Le domande ai fini della prestazione di servizi temporanei
e occasionali nello Stato membro ospitante, concernenti
attività professionali che hanno implicazioni a livello
di salute pubblica o di sicurezza, sono oggetto di
esame conformemente al titolo II.

5. In deroga all’articolo 7, paragrafo 4, sesto comma, e
all’articolo 52, paragrafo 1, l’attività professionale è esercitata
con il titolo professionale dello Stato membro d’origine
una volta accordato l’accesso parziale. Lo Stato membro
ospitante può richiedere che tale titolo professionale sia
utilizzato nelle lingue di tale Stato membro. I professionisti
che beneficiano dell’accesso parziale indicano chiaramente
ai destinatari del servizio l’ambito delle proprie attività professionali.

6. Il presente articolo non si applica ai professionisti che
beneficiano del riconoscimento automatico delle qualifiche
professionali a norma del titolo III, capi II, III e III bis.

___________

(*) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.

(**) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37.

(***) GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1.»;

6) all’articolo 5, paragrafo 1, la lettera b) è sostituita dalla
seguente:

«b) in caso di spostamento del prestatore, se questi ha
esercitato tale professione in uno o più Stati membri
per almeno un anno nel corso dei dieci anni che
precedono la prestazione di servizi, se la professione
non è regolamentata nello Stato membro di stabilimento.
La condizione che esige un anno di esercizio
della professione non si applica se la professione o la
formazione che porta alla professione è regolamentata.
»;

7) l’articolo 7 è così modificato:

a) il paragrafo 2 è così modificato:

i) le lettere d) ed e) sono sostituite dalle seguenti:

«d) nei casi di cui all’articolo 5, paragrafo 1, lettera
b), una prova con qualsiasi mezzo che il prestatore
ha esercitato l’attività in questione per
almeno un anno nel corso dei dieci anni che
precedono la prestazione di servizi,

e) per le professioni nel settore della sicurezza, nel
settore della sanità e per le professioni inerenti
all’istruzione dei minori, inclusa l’assistenza e
l’istruzione della prima infanzia, qualora lo Stato
membro lo richieda per i propri cittadini, un
attestato che confermi l’assenza di sospensioni
temporanee o definitive dall’esercizio della professione
o di condanne penali;»

ii) sono aggiunte le lettere seguenti:

«f) per le professioni che hanno implicazioni per la
sicurezza dei pazienti, una dichiarazione della
conoscenza, da parte del richiedente, della lingua
necessaria all’esercizio della professione nello
Stato membro ospitante;

g) per le professioni riguardanti le attività di cui
all’articolo 16 e che sono state notificate da
uno Stato membro conformemente all’articolo
59, paragrafo 2, un certificato concernente
la natura e la durata dell’attività, rilasciato dall’autorità
o dall’organismo competente dello
Stato membro in cui il fornitore dei servizi è
stabilito.»;

b) è inserito il paragrafo seguente:

«2 bis. La presentazione della richiesta dichiarazione
da parte del prestatore conformemente al paragrafo 1
consente a tale prestatore di servizi di avere accesso
all’attività di servizio o di esercitarla sull’intero territorio
dello Stato membro interessato. Uno Stato membro può
richiedere le informazioni supplementari elencate al paragrafo
2, per quanto concerne le qualifiche professionali
del fornitore di servizi se:
IT L 354/144 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
a) la professione è regolamentata in modo diverso in
parti del territorio di tale Stato membro;

b) tale regolamentazione è applicabile anche a tutti i
cittadini di tale Stato membro;

c) le differenze in tale regolamentazione sono giustificate
da motivi imperativi di interesse generale relative
alla salute pubblica o alla sicurezza dei destinatari del
servizio; e

d) lo Stato membro non può ottenere diversamente tali
informazioni.»;

c) il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:

«4. All’atto della prima prestazione di servizi, nel
caso delle professioni regolamentate aventi ripercussioni
in materia di pubblica sicurezza o di sanità pubblica,
che non beneficiano del riconoscimento automatico ai
sensi del titolo III, capo II, III o III bis, l’autorità competente
dello Stato membro ospitante può procedere a
una verifica delle qualifiche professionali del prestatore
prima della prima prestazione di servizi. Questa verifica
preventiva è possibile unicamente se è finalizzata a evitare
danni gravi per la salute o la sicurezza del destinatario
del servizio per la mancanza di qualifica professionale
del prestatore e non va oltre quanto è necessario a
tal fine.

Non oltre un mese dopo la ricezione della dichiarazione
e dei documenti che la corredano, di cui ai paragrafi 1 e
2, l’autorità competente informa il prestatore della sua
decisione:

a) di non procedere alla verifica delle sue qualifiche
professionali;

b) previa verifica delle sue qualifiche professionali:

i) di esigere dal prestatore una prova attitudinale; o

ii) di consentire la prestazione dei servizi.

Qualora vi sia una difficoltà che causi un ritardo nell’adottare
la decisione di cui al secondo comma, l’autorità
competente notifica entro lo stesso termine al prestatore
il motivo del ritardo. La difficoltà è risolta entro
un mese dalla notifica e la decisione è presa non più
tardi dei due mesi successivi alla risoluzione della difficoltà.

In caso di differenze sostanziali tra le qualifiche professionali
del prestatore e la formazione richiesta nello
Stato membro ospitante, nella misura in cui tale differenza
sia tale da nuocere alla salute pubblica o alla
sicurezza e non possa essere compensata dall’esperienza
professionale del prestatore o da conoscenze, abilità e
competenze acquisite attraverso l’apprendimento permanente,
formalmente convalidate a tal fine da un organismo
competente, lo Stato membro ospitante è tenuto a
offrire al prestatore la possibilità di dimostrare, mediante
una prova attitudinale di cui alla lettera b) del secondo
comma, di avere acquisito le conoscenze, le abilità o le
competenze mancanti. Su tale base lo Stato membro
ospitante decide se consentire la prestazione di servizi.
A ogni modo, la prestazione di servizi deve poter essere
effettuata entro un mese dalla decisione adottata in applicazione
del secondo comma.

In mancanza di reazioni da parte dell’autorità competente
entro il termine fissato al secondo e al terzo comma,
la prestazione di servizi può essere effettuata.

Nei casi in cui le qualifiche professionali sono state
verificate ai sensi del presente paragrafo, la prestazione
di servizi è effettuata con il titolo professionale dello
Stato membro ospitante.»;

8) all’articolo 8, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. Le autorità competenti dello Stato membro ospitante
possono chiedere alle autorità competenti dello Stato membro
di stabilimento, ove sussistano giustificati dubbi, di
fornire qualsivoglia informazione pertinente circa la legalità
dello stabilimento del prestatore e la sua buona condotta
del prestatore nonché l’assenza di sanzioni disciplinari o
penali di natura professionale. Qualora decidano di procedere
alla verifica delle qualifiche professionali del prestatore,
le autorità competenti dello Stato membro ospitante possono
chiedere informazioni circa i corsi di formazione seguiti
dal prestatore alle competenti autorità dello Stato
membro di stabilimento, nella misura necessaria per la
valutazione delle differenze sostanziali potenzialmente pregiudizievoli
per la sicurezza o la sanità pubblica. Le autorità
competenti dello Stato membro di stabilimento forniscono
dette informazioni conformemente all’articolo 56. Nel caso
delle professioni non regolamentate nello Stato membro
d’origine, anche i centri assistenza di cui all’articolo 57
ter possono fornire anche tali informazioni.»;
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/145

 
9) l’articolo 11 è così modificato:

a) il primo comma è così modificato:

i) la parte introduttiva è sostituita dalla seguente:

«Ai fini dell’articolo 13 e dell’articolo 14, paragrafo
6, le qualifiche professionali sono raggruppate nei
seguenti livelli:»;

ii) alla lettera c), il punto ii) è sostituito dal seguente:

«ii) una formazione o un’istruzione regolamentata
oppure, nel caso delle professioni regolamentate,
una formazione professionale a struttura
particolare, con competenze che vanno oltre
quanto previsto al livello b, equivalenti al livello
di formazione indicato al punto i), se tale formazione
conferisce un analogo livello professionale
e prepara a un livello analogo di responsabilità
e funzioni, a condizione che detto diploma
sia corredato da un certificato dello Stato
membro di origine;»

iii) le lettere d) ed e) sono sostituite dalle seguenti:

«d) un diploma attestante che il titolare ha completato
con successo una formazione a livello di
insegnamento post-secondario di una durata
minima di tre anni e non superiore a quattro
anni, o di una durata equivalente a tempo parziale,
che può essere espressa anche sottoforma
di un numero equivalente di crediti ECTS,
presso un’università o un istituto di insegnamento
superiore ovvero altro istituto di livello
equivalente e, se del caso, il completamento
della formazione professionale richiesta in aggiunta
al ciclo di studi post-secondari;

e) un diploma attestante che il titolare ha completato
un ciclo di studi post-secondari della durata
di almeno quattro anni o di una durata equivalente
a tempo parziale, che può essere anche
espressa sotto forma di un numero equivalente
di crediti ECTS, presso un’università o un istituto
di insegnamento superiore ovvero altro
istituto di livello equivalente e, se del caso,
che ha completato con successo la formazione
professionale richiesta in aggiunta al ciclo di
studi post-secondari.»;

b) il secondo comma è soppresso;

10) all’articolo 12, il primo comma è sostituito dal seguente:

«È assimilato a un titolo di formazione di cui all’articolo 11,
anche per quanto riguarda il livello, ogni titolo di formazione
o insieme di titoli di formazione rilasciato da un’autorità
competente di uno Stato membro che sancisce il
completamento con successo di una formazione acquisita
nell’Unione, a tempo pieno o parziale, nell’ambito o al di
fuori di programmi formali, che è riconosciuta da tale Stato
membro come di livello equivalente, e che conferisce al
titolare gli stessi diritti di accesso o di esercizio a una
professione o prepara al relativo esercizio.»;

11) l’articolo 13 è sostituito dal seguente:

«Articolo 13

Condizioni del riconoscimento

1. Se, in uno Stato membro ospitante, l’accesso a una
professione regolamentata o il suo esercizio sono subordinati
al possesso di determinate qualifiche professionali, l’autorità
competente di tale Stato membro permette l’accesso
alla professione e ne consente l’esercizio, alle stesse condizioni
previste per i suoi cittadini, ai richiedenti in possesso
dell’attestato di competenza o del titolo di formazione di
cui all’articolo 11, prescritto da un altro Stato membro per
accedere alla stessa professione ed esercitarla sul suo territorio.

Gli attestati di competenza o i titoli di formazione sono
rilasciati da un’autorità competente di uno Stato membro,
designata nel rispetto delle disposizioni legislative, regolamentari
o amministrative di detto Stato membro.

2. L’accesso a una professione e il suo esercizio descritti
al paragrafo 1 sono consentiti anche ai richiedenti che, nel
corso dei precedenti dieci anni, abbiano esercitato a tempo
pieno tale professione per un anno, o per una durata complessiva
equivalente a tempo parziale, in un altro Stato
membro che non regolamenta detta professione e che abbiano
uno o più attestati di competenza o uno o più titoli
di formazione rilasciati da un altro Stato membro che non
regolamenta tale professione.
IT L 354/146 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
Gli attestati di competenza e i titoli di formazione soddisfano
le seguenti condizioni:

a) sono rilasciati da un’autorità competente di uno Stato
membro, designata nel rispetto delle disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative di detto Stato
membro;

b) attestano la preparazione del titolare all’esercizio della
professione in questione.

Tuttavia, l’anno di esperienza professionale di cui al primo
comma non può essere richiesto se i titoli di formazione
posseduti dal richiedente sanciscono una formazione e
un’istruzione regolamentata.

3. Lo Stato membro ospitante accetta il livello attestato
ai sensi dell’articolo 11 dallo Stato membro di origine
nonché il certificato mediante il quale lo Stato membro
di origine attesta che la formazione e l’istruzione regolamentata
o la formazione professionale con una struttura
particolare di cui all’articolo 11, lettera c), punto ii), è di
livello equivalente a quello previsto all’articolo 11, lettera
c), punto i).

4. In deroga ai paragrafi 1 e 2 del presente articolo e
all’articolo 14, l’autorità competente dello Stato membro
ospitante può rifiutare l’accesso alla professione e l’esercizio
della stessa ai titolari di un attestato di competenza classificato
a norma dell’articolo 11, lettera a), qualora la qualifica
professionale nazionale richiesta per esercitare tale professione
sul suo territorio sia classificata a norma dell’articolo
11, lettera e).»;

12) l’articolo 14 è così modificato:

a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. L’articolo 13 non impedisce allo Stato membro
ospitante di esigere dal richiedente un tirocinio di adattamento
non superiore a tre anni o una prova attitudinale
se:

a) la formazione dallo stesso ricevuta riguarda materie
sostanzialmente diverse da quelle coperte dal titolo di
formazione richiesto nello Stato membro ospitante;

b) la professione regolamentata nello Stato membro
ospitante include una o più attività professionali regolamentate
mancanti nella corrispondente professione
nello Stato membro di origine del richiedente
e la formazione richiesta nello Stato membro ospitante
riguarda materie sostanzialmente diverse da
quelle oggetto dell’attestato di competenza o del titolo
di formazione del richiedente.»;

b) al paragrafo 2, il terzo comma è sostituito dal seguente:

«Se la Commissione ritiene che la deroga di cui al secondo
comma sia inappropriata o non conforme al
diritto dell’Unione, essa adotta, al più tardi entro tre
mesi dal ricevimento di tutte le informazioni necessarie,
un atto di esecuzione per chiedere allo Stato membro
interessato di astenersi dall’adottare la misura prevista.
In mancanza di una reazione della Commissione entro il
suddetto termine la deroga può essere applicata.»;

c) al paragrafo 3 sono aggiunti i commi seguenti:

«In deroga al principio enunciato nel paragrafo 2, che
lascia al richiedente il diritto di scelta, lo Stato membro
ospitante può richiedere un tirocinio di adattamento o
una prova attitudinale nel caso di:

a) un titolare di una delle qualifiche professionali di cui
all’articolo 11, lettera a), che abbia presentato domanda
di riconoscimento delle proprie qualifiche
professionali, se la qualifica professionale nazionale
richiesta è classificata a norma dell’articolo 11, lettera
c); o

b) un titolare di una delle qualifiche professionali di cui
all’articolo 11, lettera b), che abbia presentato domanda
di riconoscimento delle proprie qualifiche
professionali, se la qualifica professionale nazionale
richiesta è classificata a norma dell’articolo 11, lettere
d) o e).

Nel caso di un titolare di una qualifica professionale di
cui all’articolo 11, lettera a), che abbia presentato domanda
di riconoscimento delle proprie qualifiche professionali,
se la qualifica professionale nazionale richiesta
è classificata a norma dell’articolo 11, lettera d), lo Stato
membro ospitante può imporre un tirocinio di adattamento
unitamente a una prova attitudinale.»;
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/147

 
d) i paragrafi 4 e 5 sono sostituiti dai seguenti:

«4. Ai fini dei paragrafi 1 e 5, per «materie sostanzialmente
diverse» si intendono quelle la cui conoscenza,
le abilità e le competenze acquisite, sono essenziali per
l’esercizio della professione, e in relazione alle quali la
formazione ricevuta dal migrante presenta significative
differenze in termini di contenuto rispetto alla formazione
richiesta dallo Stato membro ospitante.

5. Il paragrafo 1 si applica nel rispetto del principio
di proporzionalità. In particolare, se lo Stato membro
ospitante intende esigere dal richiedente un tirocinio di
adattamento o una prova attitudinale, esso deve innanzitutto
verificare se le conoscenze, le abilità e le competenze,
formalmente convalidate a tal fine da un organismo
competente, acquisite dal richiedente stesso nel
corso della propria esperienza professionale ovvero mediante
apprendimento permanente in un qualsiasi Stato
membro o in un paese terzo, siano per loro natura in
grado di coprire, in tutto o in parte, le materie sostanzialmente
diverse di cui al paragrafo 4.»;

e) sono aggiunti i paragrafi seguenti:

«6. La decisione di imporre un tirocinio di adattamento
o una prova attitudinale è debitamente motivata.
In particolare al richiedente sono comunicate le seguenti
informazioni:

a) il livello di qualifica professionale richiesto nello
Stato membro ospitante e il livello di qualifica professionale
detenuto dal richiedente secondo la classificazione
stabilita dall’articolo 11; e

b) le differenze sostanziali di cui al paragrafo 4 e le
ragioni per cui tali differenze non possono essere
compensate dalle conoscenze, dalle abilità e dalle
competenze acquisite nel corso dell’esperienza professionale
ovvero mediante apprendimento permanente
formalmente convalidate a tal fine da un organismo
competente.

7. Gli Stati membri garantiscono che un richiedente
abbia la possibilità di svolgere la prova attitudinale di
cui al paragrafo 1 entro sei mesi dalla decisione iniziale
di imporre tale prova al richiedente.»;

13) l’articolo 15 è soppresso;

14) l’articolo 20 è sostituito dal seguente:

«Articolo 20

Adeguamento della lista delle attività di cui all’allegato
IV

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti
delegati conformemente all’articolo 57 quater riguardo all’adeguamento
delle liste di attività di cui all’allegato IV
soggetti al riconoscimento dell’esperienza professionale ai
sensi dell’articolo 16, ai fini dell’aggiornamento o della
chiarificazione delle attività elencate all’allegato IV, in particolare
per specificarne ulteriormente la portata e tenere
debitamente conto degli ultimi sviluppi nel campo della
nomenclatura per attività, a condizione che ciò non comporti
alcun restringimento dell’ambito di applicazione delle
attività collegate alle singole categorie o che non vi sia
alcun trasferimento delle attività tra le attuali liste I, II e
III dell’allegato IV.»;

15) l’articolo 21 è così modificato:

a) il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:

«4. In relazione all’operatività delle farmacie non soggette
a restrizioni territoriali, gli Stati membri possono,
a titolo di deroga, decidere di non ritenere validi i titoli
di formazione di cui al punto 5.6.2 dell’allegato V per
l’apertura al pubblico di nuove farmacie. Ai fini dell’applicazione
del presente paragrafo sono altresì considerate
nuove farmacie quelle aperte da meno di tre anni.

Tale deroga non può trovare applicazione in riferimento
ai farmacisti, i cui titoli siano già stati riconosciuti dalle
autorità competenti dello Stato membro ospitante per
altri fini, che abbiano effettivamente esercitato in maniera
legale l’attività professionale di farmacista per almeno
tre anni consecutivi nello Stato membro stesso.»;

b) il paragrafo 6 è sostituito dal seguente:

«6. Ogni Stato membro subordina l’accesso alle attività
professionali di medico, infermiere responsabile dell’assistenza
generale, dentista, veterinario, ostetrica e farmacista
nonché il relativo esercizio al possesso di uno
dei titoli di formazione di cui rispettivamente ai punti
5.1.1, 5.1.2, 5.1.4, 5.2.2, 5.3.2, 5.3.3, 5.4.2, 5.5.2 e
5.6.2 dell’allegato V attestante, se del caso, l’acquisizione
nel corso della propria formazione complessiva, da parte
del professionista interessato, delle conoscenze, delle
abilità e delle competenze di cui all’articolo 24, paragrafo
3, all’articolo 31, paragrafi 6 e 7, all’articolo 34,
paragrafo 3, all’articolo 38, paragrafo 3, all’articolo 40,
paragrafo 3 e all’articolo 44, paragrafo 3.
IT L 354/148 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
Al fine di tenere conto del progresso scientifico e tecnologico
generalmente riconosciuto, alla Commissione è
conferito il potere di adottare atti delegati conformemente
all’articolo 57 quater per aggiornare le conoscenze
e le abilità di cui all’articolo 24, paragrafo 3,
all’articolo 31, paragrafo 6, all’articolo 34, paragrafo 3,
all’articolo 38, paragrafo 3, all’articolo 40, paragrafo 3,
all’articolo 44, paragrafo 3, e all’articolo 46, paragrafo 4,
in modo da riflettere l’evoluzione del diritto
dell’Unione avente implicazioni dirette per i professionisti
interessati.

Detti aggiornamenti non devono comportare la modifica
di principi legislativi essenziali vigenti negli Stati
membri in materia di organizzazione delle professioni
per quanto concerne la formazione e le condizioni di
accesso delle persone fisiche. Gli aggiornamenti rispettano
la responsabilità degli Stati membri per quanto
riguarda l’organizzazione dei sistemi di istruzione di
cui all’articolo 165, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento
dell’Unione europea (TFUE).»;

c) il paragrafo 7 è soppresso;

16) è inserito l’articolo seguente:

«Articolo 21 bis

Procedura di notifica

1. Ogni Stato membro notifica alla Commissione le disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative adottate
in materia di rilascio dei titoli di formazione relativi
alle professioni disciplinate dal presente capo.

Per quanto riguarda i titoli di formazione di cui alla sezione
8, la notifica ai sensi del primo comma è inoltre trasmessa
agli altri Stati membri.

2. La notifica di cui al paragrafo 1 comprende informazioni
in merito alla durata e al contenuto dei programmi di
formazione.

3. La notifica di cui al paragrafo 1 è trasmessa mediante
il sistema IMI.

4. Al fine di tenere debitamente conto delle evoluzioni
legislative e amministrative negli Stati membri e a condizione
che le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
notificate a norma del paragrafo 1 del presente
articolo siano conformi alle condizioni stabilite dal presente
capo, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti
delegati conformemente all’articolo 57 quater al fine di
modificare i punti da 5.1.1 a 5.1.4, 5.2.2, 5.3.2, 5.3.3,
5.4.2, 5.5.2, 5.6.2 e 5.7.1 dell’allegato V, riguardo all’aggiornamento
delle denominazioni adottate dagli Stati membri
per identificare i titoli di formazione e, se del caso,
dell’organismo che rilascia detti titoli, del certificato che li
accompagna e del corrispondente titolo professionale.

5. Se le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
notificate a norma del paragrafo 1 non sono conformi
alle condizioni stabilite dal presente capo, la Commissione
adotta un atto di esecuzione con cui respinge la
modifica richiesta dei punti da 5.1.1 a 5.1.4, 5.2.2, 5.3.2,
5.3.3, 5.4.2, 5.5.2, 5.6.2 o 5.7.1 dell’allegato V.»;

17) l’articolo 22 è così modificato:

a) al primo comma, la lettera b) è sostituita dalla seguente:

«b) gli Stati membri, ciascuno secondo le proprie procedure
specifiche, assicurano, favorendo l’aggiornamento
professionale continuo, la possibilità, per i
professionisti le cui qualifiche rientrano nell’ambito
di applicazione del capo III del presente titolo, di
aggiornare le rispettive conoscenze, abilità e competenze
in modo da mantenere prestazioni professionali
sicure ed efficaci nonché tenersi al passo con
i progressi della professione.»;

b) è aggiunto il comma seguente:

«Gli Stati membri comunicano alla Commissione le misure
adottate a norma del primo comma, lettera b),
entro il 18 gennaio 2016.»;

18) all’articolo 24, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2. La formazione medica di base comprende almeno
cinque anni di studio complessivi, che possono essere
espressi in aggiunta anche in crediti ECTS equivalenti, consistenti
in almeno 5 500 ore di insegnamento teorico e
pratico svolte presso o sotto la supervisione di un’università.
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/149

 
Per i professionisti che hanno iniziato gli studi prima del 1 o
gennaio 1972, il programma di formazione di cui al primo
comma può comportare una formazione pratica di livello
universitario di sei mesi, effettuata a tempo pieno sotto il
controllo delle autorità competenti.»;

19) l’articolo 25 è così modificato:

a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. L’ammissione alla formazione medica specialistica
è subordinata al completamento e alla convalida di un
programma di formazione medica di base ai sensi dell’articolo
24, paragrafo 2, nel corso del quale siano state
acquisite le opportune conoscenze di medicina di base.»;

b) è inserito il paragrafo seguente:

«3 bis. Gli Stati membri possono prevedere nelle legislazioni
nazionali esenzioni parziali, per alcune parti dei
corsi di formazione medica specialistica, elencati al
punto 5.1.3 dell’allegato V, da applicare caso per caso,
a condizione che dette parti siano già state seguite in un
altro corso di specializzazione figurante nell’elenco di
cui al punto 5.1.3 dell’allegato V per il quale il professionista
abbia già ottenuto la qualifica professionale in
uno Stato membro. Gli Stati membri garantiscono che
l’esenzione accordata non superi la metà della durata
minima del corso di formazione medica specialistica
in questione.

Ciascuno Stato membro notifica alla Commissione e agli
altri Stati membri la legislazione nazionale applicabile in
materia per ognuna delle citate esenzioni parziali.»;

c) il paragrafo 5 è sostituito dal seguente:

«5. Alla Commissione è conferito il potere di adottare
atti delegati conformemente all’articolo 57 quater riguardo
all’adattamento dei periodi minimi di formazione
di cui al punto 5.1.3 dell’allegato V al livello del
progresso scientifico e tecnico.»;

20) all’articolo 26, il secondo comma è sostituito dal seguente:

«Al fine di tenere debitamente conto delle modifiche alla
legislazione nazionale e al fine di aggiornare la presente
direttiva, alla Commissione è conferito il potere di adottare
atti delegati conformemente all’articolo 57 quater riguardo
all’inclusione, nel punto 5.1.3 dell’allegato V, di nuove specializzazioni
mediche comuni ad almeno i due quinti degli
Stati membri.»;

21) all’articolo 27 è inserito il paragrafo seguente:

«2 bis. Gli Stati membri riconoscono le qualifiche di
medico specialista acquisite in Italia, ed elencate ai punti
5.1.2 e 5.1.3 dell’allegato V, ai medici che abbiano iniziato
la loro formazione specialistica dopo il 31 dicembre 1983
e prima del 1 o gennaio 1991, nonostante la citata formazione
non soddisfi tutti i requisiti previsti dall’articolo 25,
la qualifica sia corredata di un attestato rilasciato dalla
competenti autorità italiane da cui risulti che il medico
interessato ha effettivamente e in maniera legale esercitato
l’attività di medico specialista in Italia, nella stessa area
specialistica in questione, per almeno sette anni consecutivi
durante i dieci anni che precedono il conferimento dell’attestato.
»;

22) all’articolo 28, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. L’ammissione alla formazione specifica in medicina
generale presuppone il completamento e la convalida di un
programma di formazione medica di base di cui all’articolo
24, paragrafo 2, nel corso del quale il tirocinante ha
acquisito le conoscenze necessarie di medicina di base.»;

23) l’articolo 31 è così modificato:

a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. L’ammissione alla formazione di infermiere responsabile
dell’assistenza generale è subordinata:

a) al completamento di una formazione scolastica generale
di dodici anni sancita da un diploma, attestato
o altro titolo rilasciato da autorità od organi competenti
di uno Stato membro, o da un certificato attestante
il superamento di un esame di livello equivalente
che dia accesso all’università o a istituti di insegnamento
superiore di un livello riconosciuto come
equivalente; oIT L 354/150 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
b) al completamento di una formazione scolastica generale
di almeno dieci anni sancita da un diploma,
attestato o altro titolo rilasciato da autorità od organi
competenti di uno Stato membro, o da un certificato
attestante il superamento di un esame di livello
equivalente che dia accesso alle scuole professionali
o ai programmi di formazione professionale per
infermieri.»;

b) al paragrafo 2, il secondo e il terzo comma sono sostituiti
dai seguenti:

«Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti
delegati conformemente all’articolo 57 quater riguardo
alle modifiche dell’elenco di cui al punto 5.2.1 dell’allegato
V, al fine di adeguarlo al progresso scientifico e
tecnico.

Le modifiche di cui al secondo comma non devono
comportare la modifica di principi legislativi essenziali
vigenti negli Stati membri in materia di organizzazione
delle professioni per quanto concerne la formazione e le
condizioni di accesso delle persone fisiche. Esse rispettano
la responsabilità degli Stati membri per quanto
riguarda l’organizzazione dei sistemi di istruzione di
cui all’articolo 165, paragrafo 1, TFUE.»;

c) al paragrafo 3, il primo comma è sostituito dal seguente:

«La formazione di infermiere responsabile dell’assistenza
generale comprende almeno tre anni di studi complessivi,
che possono essere espressi in aggiunta anche in
crediti ECTS equivalenti, consistenti in almeno 4 600
ore di insegnamento teorico e clinico in cui l’insegnamento
teorico rappresenta almeno un terzo e quello
clinico almeno la metà della durata minima della formazione.
Gli Stati membri possono accordare esenzioni
parziali ai professionisti che hanno acquisito parte della
loro formazione nel quadro di altre formazioni di livello
almeno equivalente.»;

d) il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:

«4. L’istruzione teorica è la parte della formazione di
infermiere dalla quale gli aspiranti infermieri apprendono
le conoscenze, le abilità e le competenze professionali
richieste ai sensi dei paragrafi 6 e 7. La
formazione è impartita da insegnanti di scienze infermieristiche
e da altro personale competente presso università,
istituti di insegnamento superiore di un livello
riconosciuto come equivalente o scuole professionali o
attraverso programmi di formazione professionale per
infermieri.»;

e) al paragrafo 5, il primo comma è sostituito dal seguente:

«5. L’insegnamento clinico è la parte della formazione
di infermiere nella quale gli aspiranti infermieri
apprendono, nell’ambito di un gruppo e a diretto contatto
con individui e/o collettività sani o malati, a organizzare,
dispensare e valutare le necessarie cure infermieristiche
globali in base alle conoscenze, alle abilità
e alle competenze acquisite. L’aspirante infermiere apprende,
oltre che a lavorare come membro di una squadra,
a dirigere una squadra e ad organizzare l’assistenza
infermieristica globale, anche per quanto concerne l’educazione
alla salute per singoli individui e piccoli gruppi
in seno alle istituzioni sanitarie o alla collettività.»;

f) il paragrafo 6 è sostituito dal seguente:

«6. La formazione di infermiere responsabile dell’assistenza
generale garantisce l’acquisizione da parte del
professionista in questione delle conoscenze e abilità
seguenti:

a) un’estesa conoscenza delle scienze che sono alla base
dell’assistenza infermieristica generale, compresa una
sufficiente conoscenza dell’organismo, delle funzioni
fisiologiche e del comportamento delle persone sane
e malate, nonché delle relazioni esistenti tra lo stato
di salute e l’ambiente fisico e sociale dell’essere
umano;

b) una conoscenza della natura e dell’etica della professione
e dei principi generali riguardanti la salute e
l’assistenza infermieristica;

c) un’adeguata esperienza clinica; tale esperienza, che
deve essere selezionata in base al corrispondente valore
formativo, deve essere acquisita sotto il controllo
di personale infermieristico qualificato e in strutture
dotate di un numero di personale qualificato e delle
attrezzature adeguate per l’assistenza infermieristica
dei pazienti;
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/151

 
d) la capacità di partecipare alla formazione pratica del
personale sanitario e un’esperienza di collaborazione
con tale personale;

e) un’esperienza di collaborazione con gli esponenti di
altre professioni del settore sanitario.»;

g) è aggiunto il paragrafo seguente:

«7. Il titolo di infermiere responsabile dell’assistenza
generale sancisce la capacità del professionista in questione
di applicare almeno le seguenti competenze, a
prescindere dal fatto che la formazione si sia svolta in
università, in istituti di insegnamento superiore di un
livello riconosciuto come equivalente o in scuole professionali
ovvero nell’ambito di programmi di formazione
professionale infermieristica:

a) la competenza di individuare autonomamente le cure
infermieristiche necessarie utilizzando le conoscenze
teoriche e cliniche attuali nonché di pianificare, organizzare
e prestare le cure infermieristiche nel trattamento
dei pazienti, sulla base delle conoscenze e
delle abilità acquisite ai sensi del paragrafo 6, lettere
a), b) e c), in un’ottica di miglioramento della pratica
professionale;

b) la competenza di lavorare efficacemente con altri
operatori del settore sanitario, anche per quanto concerne
la partecipazione alla formazione pratica del
personale sanitario sulla base delle conoscenze e
delle abilità acquisite ai sensi del paragrafo 6, lettere
d) ed e);

c) la competenza di orientare individui, famiglie e
gruppi verso stili di vita sani e l’autoterapia, sulla
base delle conoscenze e delle abilità acquisite ai sensi
del paragrafo 6, lettere a) e b);

d) la competenza di avviare autonomamente misure
immediate per il mantenimento in vita e di intervenire
in situazioni di crisi e catastrofi;

e) la competenza di fornire autonomamente consigli,
indicazioni e supporto alle persone bisognose di
cure e alle loro figure di appoggio;

f) la competenza di garantire autonomamente la qualità
delle cure infermieristiche e di valutarle;

g) la competenza di comunicare in modo esaustivo e
professionale e di cooperare con gli esponenti di
altre professioni del settore sanitario;

h) la competenza di analizzare la qualità dell’assistenza
in un’ottica di miglioramento della propria pratica
professionale come infermiere responsabile dell’assistenza
generale.»;

24) l’articolo 33 è così modificato:

a) il paragrafo 2 è soppresso;

b) il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:

«3. Gli Stati membri riconoscono i titoli di infermiere
che:

a) sono stati rilasciati in Polonia agli infermieri che
abbiano completato anteriormente al 1 o maggio
2004 la corrispondente formazione che non soddisfa
i requisiti minimi di formazione di cui all’articolo
31; e

b) sono attestati dal diploma di «licenza di infermiere»
ottenuto sulla base di uno speciale programma di
rivalorizzazione di cui:

i) all’articolo 11 della legge del 20 aprile 2004 che
modifica la legge sulle professioni di infermiere e
ostetrica e taluni altri atti giuridici (Gazzetta ufficiale
della Repubblica di Polonia del 2004 n. 92,
pag. 885 e del 2007, n. 176, pag. 1237),
e il regolamento del ministro della Sanità dell’
11 maggio 2004 sulle condizioni dettagliate riguardanti
i corsi impartiti agli infermieri e alle
ostetriche, che sono titolari di un certificato di
scuola secondaria (esame finale - maturità) e che
hanno conseguito un diploma di infermiere e di
ostetrica presso un liceo medico o una scuola
professionale medica (Gazzetta ufficiale della Repubblica
di Polonia del 2004, n. 110, pag. 1170
e del 2010, n. 65, pag. 420), o

ii) dall’articolo 52, paragrafo 3, della legge del 15 luglio
2011 relativa alle professioni di infermiere e
ostetrica (Gazzetta ufficiale della Repubblica di
Polonia del 2011, n. 174, pag. 1039) e al regolamento
del ministro della Sanità del 14 giugno
2012 sulle condizioni dettagliate riguardanti i
corsi di istruzione universitaria impartiti agli infermieri
e alle ostetriche che sono titolari di un
certificato di scuola secondaria (esame finale —
maturità) e che hanno conseguito un diploma di
infermiere e di ostetrica presso una scuola medica
secondaria o un istituto di studi superiori (Gazzetta
ufficiale della Repubblica di Polonia del
2012, pag. 770);
IT L 354/152 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
allo scopo di verificare che gli infermieri interessati
siano in possesso di un livello di conoscenza e di
competenza paragonabile a quello degli infermieri in
possesso delle qualifiche di cui alla lista per la Polonia,
al punto 5.2.2 dell’allegato V.»;

25) l’articolo 33 bis è sostituito dal seguente:

«Per quanto riguarda la qualifica rumena di infermiere responsabile
dell’assistenza generale, si applicano solo le disposizioni
relative ai diritti acquisiti di seguito illustrate.

Per i cittadini degli Stati membri che hanno completato in
Romania una formazione di infermiere responsabile dell’assistenza
generale che non soddisfa i requisiti minimi di cui
all’articolo 31, gli Stati membri riconoscono come prova
sufficiente i seguenti titoli di formazione di infermiere responsabile
dell’assistenza generale a condizione che tale
prova sia corredata di un certificato da cui risulti che i
cittadini di Stati membri in questione hanno effettivamente
esercitato in maniera legale l’attività di infermiere responsabile
dell’assistenza generale in Romania, con piena responsabilità
anche per la pianificazione, l’organizzazione e
la prestazione delle cure infermieristiche ai pazienti, per un
periodo di almeno tre anni consecutivi nel corso dei cinque
anni precedenti la data di emissione del certificato:

a) “Certificat de competen.e profesionale de asistent medical
generalist” conseguito mediante istruzione post-secondaria
presso una “scoala postliceala”, da cui si evinca
che la formazione è iniziata prima del 1 o gennaio 2007;

b) “Diploma de absolvire de asistent medical generalist”
conseguito a seguito di corso di laurea breve, da cui si
evinca che la formazione è iniziata prima del 1 o ottobre
2003;

c) “Diploma de licen.a de asistent medical generalist” conseguito
a seguito di corso di laurea specialistica, da cui si
evinca che la formazione è iniziata prima del 1 o ottobre
2003.»;

26) all’articolo 34, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2. La formazione di dentista di base è di almeno cinque
anni di studio complessivi come minimo, che possono
essere espressi in aggiunta anche in crediti ECTS equivalenti,
e consiste in almeno 5 000 ore di insegnamento teorico
e pratico a tempo pieno, comprendente quanto meno il
programma di cui all’allegato V, punto 5.3.1 e che è dispensato
presso un’università, un istituto superiore di livello
riconosciuto come equivalente o comunque sotto il controllo
di un ateneo.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti
delegati conformemente all’articolo 57 quater riguardo alla
modifica dell’elenco di cui al punto 5.3.1 dell’allegato V al
fine di adattarlo al progresso scientifico e tecnico.

Le modifiche di cui al secondo comma non devono comportare
la modifica di principi legislativi essenziali vigenti
negli Stati membri in materia di organizzazione delle professioni
per quanto concerne la formazione e le condizioni
di accesso delle persone fisiche. Esse rispettano la responsabilità
degli Stati membri per quanto riguarda l’organizzazione
dei sistemi di istruzione secondo quanto stabilito
dall’articolo 165, paragrafo 1, TFUE.»;

27) l’articolo 35 è così modificato:

a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. L’ammissione alla formazione di dentista specialista
è subordinata al compimento e alla convalida di una
formazione di dentista base di cui all’articolo 34 o al
possesso degli attestati di cui agli articoli 23 e 37.»;

b) il paragrafo 2 è così modificato:

i) il secondo comma è sostituito dal seguente:

«I corsi di formazione di dentista specialista a tempo
pieno hanno una durata minima di tre anni e si
svolgono sotto la supervisione delle autorità o degli
organi competenti. Essa richiede la partecipazione
personale del dentista candidato alla specializzazione
nell’attività e alle responsabilità dell’istituto in questione.
»;
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/153

 
ii) il terzo comma è soppresso;

c) sono inseriti i paragrafi seguenti:

«4. Alla Commissione è conferito il potere di adottare
atti delegati conformemente all’articolo 57 quater riguardo
all’adeguamento al progresso scientifico e tecnico
del periodo minimo di formazione di cui al paragrafo
2.

5. Per tenere in debita considerazione i cambiamenti
apportati alla legislazione nazionale e al fine di aggiornare
la presente direttiva, alla Commissione è conferito
il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo
57 quater riguardo all’inclusione, nell’allegato V,
punto 5.3.3, di nuove specializzazioni odontoiatriche
comuni ad almeno due quinti degli Stati membri.»;

28) all’articolo 37 sono inseriti i paragrafi seguenti:

«3. In materia di riconoscimento dei titoli ufficiali di
formazione di dentista, gli Stati membri riconoscono detti
titoli di formazione a norma dell’articolo 21 se i richiedenti
hanno iniziato la propria formazione il o anteriormente al
18 gennaio 2016.

4. Ogni Stato membro riconosce i titoli di formazione
in medicina rilasciati in Spagna ai professionisti che hanno
iniziato la formazione universitaria in medicina tra il 1 o
gennaio 1986 e il 31 dicembre 1997, accompagnati da
un attestato rilasciato dalle competenti autorità spagnole.

L’attestato conferma il rispetto delle tre condizioni che
seguono:

a) il professionista interessato ha concluso proficuamente
almeno tre anni di studio, certificato dalle competenti
autorità spagnole come equivalenti alla formazione di
cui all’articolo 34;

b) il professionista in questione ha esercitato effettivamente,
in maniera legale e a titolo principale in Spagna le
attività di cui all’articolo 36, per almeno tre anni consecutivi
nel corso dei cinque precedenti il rilascio dell’attestato;

c) il professionista in questione è autorizzato a esercitare o
esercita effettivamente, in maniera legale e a titolo principale
le attività di cui all’articolo 36 alle stesse condizioni
dei titolari del titolo di formazione indicato per la
Spagna all’allegato V, punto 5.3.2.»;

29) l’articolo 38 è così modificato:

a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

“1. «La formazione di veterinario comprende almeno
cinque anni di studi teorici e pratici a tempo pieno, che
possono essere in aggiunta anche espressi in crediti
ECTS equivalenti, presso un’università, un istituto superiore
di livello riconosciuto equivalente o sotto la sorveglianza
di un’università, che vertano almeno sul programma
di studi di cui all’allegato V, punto 5.4.1.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti
delegati conformemente all’articolo 57 quater riguardo
alla modifica dell’elenco di cui all’allegato V, punto
5.4.1, al fine di adattarlo al progresso scientifico e tecnico.

Le modifiche di cui al secondo comma non possono
comportare, per alcuno Stato membro, una qualsiasi
modifica dei principi legislativi essenziali vigenti concernenti
la struttura delle professioni per quanto riguarda la
formazione e le condizioni di accesso per le persone
fisiche. Dette modifiche rispettano la responsabilità degli
Stati membri in materia di organizzazione dei sistemi di
istruzione di cui all’articolo 165, paragrafo 1, TFUE.»;

b) il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:

«3. La formazione di veterinario garantisce l’acquisizione
da parte del professionista interessato delle conoscenze
e abilità seguenti:

a) adeguate conoscenze delle scienze sulle quali si fondano
le attività di veterinario e della pertinente legislazione
dell’Unione;
IT L 354/154 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
b) adeguate conoscenze della struttura, delle funzioni,
del comportamento e delle esigenze fisiologiche degli
animali, nonché delle abilità e competenze richieste
per il loro allevamento, la loro alimentazione, il loro
benessere, la loro riproduzione e la loro igiene in
generale;

c) abilità e competenze cliniche, epidemiologiche e analitiche
necessarie ai fini della prevenzione, della diagnosi
e delle terapie delle malattie degli animali,
compresa anestesia, chirurgia asettica e morte senza
dolore, sia individualmente che collettivamente, nonché
una conoscenza specifica delle malattie trasmissibili
all’uomo;

d) adeguate conoscenze, abilità e competenze di medicina
preventiva, tra cui competenze in materia di
indagini e certificazione;

e) adeguate conoscenze dell’igiene e della tecnologia per
ottenere, fabbricare e immettere in commercio i
mangimi animali o i prodotti alimentari di origine
animale destinati al consumo umano, apportando le
abilità e competenze necessarie alla comprensione e
spiegazione delle buone prassi in materia;

f) conoscenze, abilità e competenze necessarie all’utilizzo
responsabile e ragionato dei prodotti medicinali
veterinari, al fine di trattare e assicurare la sicurezza
della catena alimentare e la protezione dell’ambiente.
»;

30) l’articolo 40 è così modificato:

a) al paragrafo 1, il terzo e il quarto comma sono sostituiti
dai seguenti:

«Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti
delegati conformemente all’articolo 57 quater riguardo
alla modifica della lista di cui all’allegato V, punto 5.5.1,
al fine di adattarlo al progresso scientifico e tecnico.

Le modifiche di cui al terzo comma non possono comportare,
per alcuno Stato membro, una qualsiasi modifica
dei principi legislativi essenziali vigenti concernenti
la struttura delle professioni per quanto riguarda la formazione
e le condizioni di accesso per le persone fisiche.
Dette modifiche rispettano la responsabilità degli
Stati membri in materia di organizzazione dei sistemi
di istruzione nei termini di cui all’articolo 165, paragrafo
1, TFUE.»;

b) il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2. L’ammissione alla formazione in ostetricia è subordinato
a una delle condizioni che seguono:

a) compimento di almeno dodici anni di istruzione
scolastica generale o possesso di un certificato che
attesti il superamento di un esame, di livello equivalente,
per l’ammissione a una scuola di ostetricia per
il percorso I;

b) possesso di un titolo di formazione d’infermiere responsabile
dell’assistenza generale di cui all’allegato
V, punto 5.2.2, per il percorso II.»;

c) il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:

«3. La formazione in ostetricia dà la garanzia che il
professionista in questione ha acquisito le conoscenze e
le abilità seguenti:

a) conoscenza dettagliata delle scienze che sono alla
base delle attività di ostetrica/o, in particolare delle
scienze ostetriche, dell’ostetricia e della ginecologia;

b) conoscenza adeguata della deontologia della professione
e della legislazione pertinente ai fini dell’esercizio
della professione;

c) conoscenza adeguata di nozioni di medicina generale
(funzioni biologiche, anatomia e fisiologia) e di farmacologia
nel settore dell’ostetricia e per quanto riguarda
il neonato, nonché conoscenza dei nessi esistenti
tra lo stato di salute e l’ambiente fisico e sociale
dell’essere umano e del proprio comportamento;

d) esperienza clinica adeguata acquisita presso istituzioni
approvate per cui l’ostetrica/o è in grado in
modo indipendente e sotto la propria responsabilità,
per quanto necessario e a esclusione del quadro patologico,
di gestire l’assistenza prenatale, condurre il
parto e le sue conseguenze in istituzioni approvate e
controllare travaglio e nascita, assistenza postnatale e
rianimazione neonatale in attesa dell’intervento di un
medico;
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/155

 
e) comprensione adeguata della formazione del personale
sanitario ed esperienza della collaborazione con
tale personale.»;

31) all’articolo 41, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. I titoli di formazione di ostetrica di cui all’allegato V,
punto 5.5.2, beneficiano del riconoscimento automatico ai
sensi dell’articolo 21 se soddisfano uno dei seguenti requisiti:

a) una formazione a tempo pieno in ostetricia di almeno
tre anni, che possono essere anche espressi, in aggiunta,
in crediti ECTS equivalenti, consistente in almeno 4 600
ore di formazione teorica e pratica, di cui almeno un
terzo della durata minima in pratica clinica diretta;

b) una formazione a tempo pieno in ostetricia di almeno
due anni che possono essere anche espressi, in aggiunta,
in crediti ECTS equivalenti, consistente in almeno 3 600
ore, subordinata al possesso di un titolo di formazione
d’infermiere responsabile dell’assistenza generale di cui
all’allegato V, punto 5.2.2;

c) una formazione a tempo pieno in ostetricia di almeno
18 mesi, che possono anche essere espressi in aggiunta
in crediti ECTS equivalenti, consistente in almeno 3 000
ore, subordinata al possesso di un titolo di formazione
d’infermiere responsabile dell’assistenza generale di cui
all’allegato V, punto 5.2.2 e seguita da una pratica professionale
di un anno per la quale sia rilasciato un attestato
ai sensi del paragrafo 2.»;

32) l’articolo 43 è così modificato:

a) è inserito il paragrafo seguente:

«1 bis. Per i titoli di formazione in ostetricia, gli Stati
membri riconoscono automaticamente le qualifiche professionali
se il richiedente ha iniziato la formazione
prima del 18 gennaio 2016 e i criteri di ammissione
prevedevano all’epoca dieci anni di formazione scolastica
generale o un livello equivalente, per la possibilità
I, oppure ha completato la formazione come infermiere
responsabile dell’assistenza generale confermato da un
titolo di formazione di cui all’allegato V, punto 5.2.2,
prima di iniziare la formazione in ostetricia, nell’ambito
della possibilità II.»;

b) il paragrafo 3 è soppresso;

c) il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:

«4. Gli Stati membri riconoscono i titoli di ostetrica/o
che:

a) sono stati rilasciati in Polonia a ostetriche/i che
hanno completato anteriormente al 1 o maggio
2004 la corrispondente formazione che non soddisfa
i requisiti minimi di formazione di cui all’articolo
40; e

b) è sancita dal titolo di «licenza di infermiere» ottenuto
sulla base di uno speciale programma di aggiornamento
di cui:

i) all’articolo 11 della legge del 20 aprile 2004 che
modifica la legge sulle professioni di infermiere e
ostetrica e taluni altri atti giuridici (Gazzetta ufficiale
della Repubblica di Polonia del 2004 n. 92,
pag. 885 e del 2007, n. 176, pag. 1237), e al
regolamento del ministro della sanità dell’11 maggio
2004 sulle condizioni dettagliate riguardanti i
corsi impartiti agli infermieri e alle ostetriche, che
sono titolari di un certificato di scuola secondaria
(esame finale - maturità) e che hanno conseguito
un diploma presso un liceo medico o una scuola
professionale medica per l’insegnamento di una
professione di infermiere e ostetrica (Gazzetta ufficiale
della Repubblica di Polonia del 2004, n.
110, pag. 1170 e del 2010, n. 65, pag. 420), o

ii) all’articolo 53, paragrafo 3, della legge del 15 luglio
2011 relativa alle professioni di infermiere e
ostetrica (Gazzetta ufficiale della Repubblica di
Polonia del 2011, n. 174, pag. 1039), e il regolamento
del ministro della sanità del 14 giugno
2012 sulle condizioni dettagliate riguardanti i
corsi di insegnamento universitario impartiti agli
infermieri e alle ostetriche, che sono titolari di un
certificato di scuola secondaria (esame finale -
maturità) e che hanno conseguito un diploma di
infermiere e di ostetrica presso una scuola medica
secondaria o un istituto di studi superiori per
l’insegnamento di una professione di infermiere
e ostetrica (Gazzetta ufficiale della Repubblica di
Polonia del 2012, pag. 770),
IT L 354/156 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
allo scopo di verificare che le ostetriche/i interessate/i
sono in possesso di un livello di conoscenze e di
competenze paragonabili a quello delle ostetriche/i
in possesso delle qualifiche di cui alla lista per la
Polonia all’allegato V, punto 5.5.2.»;

33) all’articolo 44, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2. Il titolo di formazione di farmacista sancisce una
formazione della durata di almeno cinque anni, che può
essere anche espressa in aggiunta in crediti ECTS equivalenti,
di cui almeno:

a) quattro anni d’insegnamento teorico e pratico a tempo
pieno in un’università, un istituto superiore di livello
riconosciuto equivalente o sotto la sorveglianza di
un’università;

b) durante o al termine della formazione teorica e pratica,
sei mesi di tirocinio in una farmacia aperta al pubblico
o in un ospedale sotto la sorveglianza del servizio farmaceutico
di quest’ultimo.

Il programma di formazione a cui si fa riferimento nel
presente paragrafo include almeno il programma di cui
all’allegato V, punto 5.6.1. Alla Commissione è conferito
il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo
57 quater riguardo alla modifica dell’elenco di cui
all’allegato V, punto 5.6.1, al fine di adattarlo al progresso
scientifico e tecnico, compresa l’evoluzione della prassi farmacologica.

Le modifiche di cui al secondo comma non devono comportare,
per alcuno Stato membro, una qualsiasi modifica
dei principi legislativi essenziali vigenti concernenti la struttura
delle professioni per quanto riguarda la formazione e
le condizioni di accesso per le persone fisiche. Le suddette
modifiche rispettano la responsabilità degli Stati membri in
materia di organizzazione dei sistemi di istruzione nei termini
di cui all’articolo 165, paragrafo 1, TFUE.»;

34) all’articolo 45, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2. Gli Stati membri assicurano che i titolari di un titolo
di formazione in farmacia, rilasciato da un istituto universitario
o da un istituto di livello riconosciuto come
equivalente, che soddisfi i requisiti dell’articolo 44, siano
autorizzati ad accedere ed esercitare almeno le attività sotto
elencate, con l’eventuale riserva, laddove appropriata, di
un’esperienza professionale complementare:

a) preparazione della forma farmaceutica dei medicinali;

b) fabbricazione e controllo dei medicinali;

c) controllo dei medicinali in un laboratorio di controllo
dei medicinali;

d) immagazzinamento, conservazione e distribuzione dei
medicinali nella fase di commercio all’ingrosso;

e) approvvigionamento, preparazione, controllo, immagazzinamento,
distribuzione e consegna di medicinali sicuri
e di qualità nelle farmacie aperte al pubblico;

f) preparazione, controllo, immagazzinamento e distribuzione
di medicinali sicuri e di qualità negli ospedali;

g) diffusione di informazioni e di consigli sui medicinali in
quanto tali, compreso il loro uso corretto;

h) segnalazione alle autorità competenti degli effetti indesiderati
dei prodotti farmaceutici;

i) accompagnamento personalizzato dei pazienti che praticano
l’automedicazione;

j) contributo a campagne istituzionali di sanità pubblica.»;

35) l’articolo 46 è sostituito dal seguente:

«Articolo 46

Formazione di architetto

1. La formazione di un architetto prevede:

a) almeno cinque anni di studi a tempo pieno, in un’università
o un istituto di insegnamento comparabile,
sanciti dal superamento di un esame di livello universitario;
oIT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/157

 
b) non meno di quattro anni di studi a tempo pieno, in
un’università o un istituto di insegnamento comparabile,
sanciti dal superamento di un esame di livello universitario,
accompagnati da un attestato che certifica il completamento
di due anni di tirocinio professionale a
norma del paragrafo 4.

2. L’architettura deve essere l’elemento principale della
formazione di cui al paragrafo 1. Questo insegnamento
deve mantenere un equilibrio tra gli aspetti teorici e pratici
della formazione in architettura e deve garantire almeno
l’acquisizione delle seguenti conoscenze, abilità e competenze:

a) capacità di realizzare progetti architettonici che soddisfino
le esigenze estetiche e tecniche;

b) adeguata conoscenza della storia e delle teorie dell’architettura
nonché delle arti, tecnologie e scienze umane
a essa attinenti;

c) conoscenza delle belle arti in quanto fattori che possono
influire sulla qualità della concezione architettonica;

d) adeguata conoscenza in materia di urbanistica, pianificazione
e tecniche applicate nel processo di pianificazione;

e) capacità di cogliere i rapporti tra uomo e opere architettoniche
e tra opere architettoniche e il loro ambiente,
nonché la capacità di cogliere la necessità di adeguare
tra loro opere architettoniche e spazi, in funzione dei
bisogni e della misura dell’uomo;

f) capacità di capire l’importanza della professione e delle
funzioni dell’architetto nella società, in particolare elaborando
progetti che tengano conto dei fattori sociali;

g) conoscenza dei metodi d’indagine e di preparazione del
progetto di costruzione;

h) conoscenza dei problemi di concezione strutturale, di
costruzione e di ingegneria civile connessi con la progettazione
degli edifici;

i) conoscenza adeguata dei problemi fisici e delle tecnologie
nonché della funzione degli edifici, in modo da
renderli internamente confortevoli e proteggerli dai fattori
climatici, nel contesto dello sviluppo sostenibile;

j) capacità tecnica che consenta di progettare edifici che
rispondano alle esigenze degli utenti, nei limiti imposti
dal fattore costo e dai regolamenti in materia di costruzione;

k) conoscenza adeguata delle industrie, organizzazioni, regolamentazioni
e procedure necessarie per realizzare
progetti di edifici e per l’integrazione dei piani nella
pianificazione generale.

3. Il numero di anni di insegnamento accademico di cui
ai paragrafi 1 e 2 può essere anche espresso in aggiunta in
crediti ECTS equivalenti.

4. Il tirocinio professionale di cui alla lettera b) del paragrafo
1 deve aver luogo solo dopo il completamento dei
primi tre anni di insegnamento accademico. Almeno un
anno del tirocinio professionale deve fare riferimento alle
conoscenze, abilità e competenze acquisite nel corso dell’insegnamento
di cui al paragrafo 2. A tal fine il tirocinio
professionale deve essere effettuato sotto la supervisione di
una persona o di un organismo autorizzato dall’autorità
competente dello Stato membro di origine. Detto tirocinio
sotto supervisione può aver luogo in ogni paese. Il tirocinio
professionale è valutato dall’autorità competente dello Stato
membro di origine.»;

36) l’articolo 47 è sostituito dal seguente:

«Articolo 47

Deroghe alle condizioni della formazione di architetto

In deroga all’articolo 46, è riconosciuta soddisfacente ai
sensi dell’articolo 21 anche: la formazione acquisita nel
quadro della promozione sociale o di studi universitari aIT L 354/158 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
tempo parziale, che soddisfa i requisiti di cui all’articolo 46,
paragrafo 2, sancita dal superamento di un esame in architettura
da parte di un professionista che lavori da sette anni
o più nel settore dell’architettura sotto il controllo di un
architetto o di un ufficio di architetti. L’esame deve essere
di livello universitario ed equivalente all’esame finale di cui
all’articolo 46, paragrafo 1, lettera b).»;

37) l’articolo 49 è così modificato:

a) è inserito il paragrafo seguente:

«1 bis. Il paragrafo 1 si applica inoltre ai titoli di
formazione di architetto di cui all’allegato V qualora la
formazione abbia avuto inizio prima del 18 gennaio
2016.»;

b) è aggiunto il paragrafo seguente:

«3. Ai fini dell’accesso e dell’esercizio delle attività
professionali di architetto, ogni Stato membro deve accordare
ai titoli di formazione da esso stesso rilasciati gli
stessi effetti nel suo territorio: titolo di completamento
della formazione vigente al 5 agosto 1985 e iniziata
non oltre il 17 gennaio 2014, impartita da “Fachhochschulen”
nella Repubblica federale di Germania per
un periodo di tre anni, conforme ai requisiti di cui
all’articolo 46, paragrafo 2 e idonea all’accesso alle attività
di cui all’articolo 48 in detto Stato membro con il
titolo professionale di “architetto” purché la formazione
sia completata da un periodo di esperienza professionale
di 4 anni, nella Repubblica federale di Germania, attestato
da un certificato rilasciato dall’autorità competente
cui è iscritto l’architetto che desidera beneficiare delle
disposizioni della presente direttiva.»;

38) al titolo III è aggiunto il capo seguente:

«Capo III bis

Riconoscimento automatico sulla base di principi di formazione
comuni

Articolo 49 bis

Quadro comune di formazione

1. Ai fini del presente articolo, per “quadro comune di
formazione” si intende l’insieme di conoscenze, abilità e
competenze minime necessarie per l’esercizio di una determinata
professione. Un quadro comune di formazione non
si sostituisce ai programmi nazionali di formazione a meno
che uno Stato membro non decida altrimenti a norma della
legislazione nazionale. Ai fini dell’accesso e dell’esercizio
della professione nello Stato membro che la disciplina,
uno Stato membro deve accordare alle qualifiche professionali
acquisite sulla base di detto quadro comune gli stessi
effetti sul suo territorio riconosciuti ai titoli di formazione
da esso stesso rilasciati, a condizione che il predetto quadro
sia conforme alle condizioni di cui al paragrafo 2.

2. Un quadro comune di formazione deve rispettare le
seguenti condizioni:

a) consente la mobilità fra Stati membri a un numero
maggiore di professionisti;

b) la professione cui si applica il quadro comune di formazione
è regolamentata o il percorso scolastico e formativo
verso di essa è regolamentato in almeno un
terzo degli Stati membri;

c) l’insieme condiviso di conoscenze, abilità e competenze
riunisce le conoscenze, le abilità e le competenze richieste
nei sistemi di istruzione e formazione applicabili in
almeno un terzo degli Stati membri; è irrilevante che le
conoscenze, le abilità e le competenze siano state acquisite
nell’ambito di un corso di formazione generale
presso un’università o un istituto di istruzione superiore
ovvero nell’ambito di un corso di formazione professionale;

d) il quadro comune di formazione è basato sui livelli
dell’EQF, come definito nell’allegato II della raccomandazione
del Parlamento europeo e del Consiglio del
23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro europeo
delle qualifiche per l’apprendimento permanente (*);

e) la professione in questione non è inclusa in un altro
quadro di formazione comune e non è soggetta al riconoscimento
automatico ai sensi del titolo III, capo III;

f) il quadro di formazione comune è stato elaborato secondo
una procedura equa e trasparente, con la partecipazione
anche delle parti interessate pertinenti di Stati
membri in cui la professione in oggetto non è regolamentata;
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/159

 
g) il quadro di formazione comune consente ai cittadini di
un qualsiasi Stato membro di acquisire la qualifica professionale
prevista nell’ambito di detto quadro senza
dover essere già membri di una qualsiasi organizzazione
professionale o essere iscritti presso detta organizzazione.

3. I rappresentanti delle organizzazioni professionali
rappresentative a livello dell’Unione, così come le organizzazioni
professionali a livello nazionale o le autorità competenti
di almeno un terzo degli Stati membri possono
presentare alla Commissione suggerimenti riguardo al quadro
di formazione comune conformi alle condizioni di cui
al paragrafo 2.

4. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti
delegati conformemente all’articolo 57 quater per stabilire
un quadro di formazione comune per determinate professioni
alle condizioni di cui al paragrafo 2 del presente
articolo.

5. Uno Stato membro è esentato dall’obbligo di introdurre
un quadro di formazione comune di cui al paragrafo
4 nel proprio territorio e dall’obbligo di rilasciare il riconoscimento
automatico delle qualifiche professionali acquisito
a titolo del quadro di formazione comune ove sia soddisfatta
una delle seguenti condizioni:

a) nel proprio territorio non esistono istituzioni di insegnamento
o formazione che offrono formazione per la
professione in questione;

b) l’introduzione del quadro di formazione comune
avrebbe effetti avversi sull’organizzazione del suo sistema
di istruzione e formazione professionale;

c) sussistono differenze sostanziali tra il quadro di formazione
comune e la formazione richiesta nel proprio
territorio, con gravi rischi per l’ordine pubblico, la pubblica
sicurezza, la salute pubblica o la sicurezza dei
destinatari dei servizi o della protezione dell’ambiente.

6. Entro sei mesi dall’entrata in vigore dell’atto delegato
di cui al paragrafo 4, uno Stato membro notifica alla Commissione
e agli altri Stati membri:

a) le qualifiche nazionali e, se del caso, i titoli professionali
nazionali conformi al quadro di formazione comune; o

b) ogni ricorso alla deroga di cui al paragrafo 5, corredata
di una motivazione in relazione a quali condizioni previste
da tale paragrafo siano state soddisfatte. Entro tre
mesi la Commissione può richiedere ulteriori chiarimenti
se ritiene che lo Stato membro abbia fornito
alcuna o insufficiente giustificazione relativamente a
una di queste condizioni che devono essere soddisfatte.
Lo Stato membro trasmette la replica entro tre mesi
dalla richiesta.

La Commissione può adottare un atto di esecuzione con
l’elenco delle qualifiche e dei titoli professionali nazionali
che fruiscono del riconoscimento automatico ai sensi del
quadro di formazione comune adottato a norma del paragrafo
4.

7. Il presente articolo si applica alle specializzazioni di
una professione, purché esse riguardino attività professionali
il cui accesso ed esercizio è regolamentato negli Stati
membri, ove la professione sia già soggetta a riconoscimento
automatico ai sensi del capo III del titolo III, ma
non la specializzazione di cui trattasi.

Articolo 49 ter

Prove di formazione comuni

1. Ai fini del presente articolo, per “prova di formazione
comune” si intende una prova attitudinale standardizzata
disponibile tra gli Stati membri partecipanti e riservata ai
titolari di determinate qualifiche professionali. Il superamento
di detta prova in uno Stato membro abilita il titolare
di una determinata qualifica professionale all’esercizio
della professione nello Stato membro ospitante alle stesse
condizioni applicabili ai possessori di qualifiche professionali
acquisite in detto Stato membro.

2. Ogni prova di formazione comune deve rispettare le
seguenti condizioni:

a) consentire la mobilità fra Stati membri a un numero
maggiore di professionisti;

b) la professione alla quale si applica la prova di formazione
comune è regolamentata o il percorso scolastico e
formativo verso di essa è regolamentato in almeno un
terzo degli Stati membri;
IT L 354/160 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
c) la prova di formazione comune è stata preparata seguendo
una procedura trasparente, con la partecipazione
anche delle parti interessate pertinenti di Stati
membri in cui la professione in oggetto non è regolamentata;

d) la prova di formazione comune permette ai cittadini di
altri Stati membri di partecipare alla prova stessa e alla
sua organizzazione pratica in altri Stati membri, senza
dover essere già membri di una qualsiasi organizzazione
professionale o essere iscritti presso detta organizzazione.

3. I rappresentanti delle organizzazioni professionali
rappresentative a livello dell’Unione, così come le organizzazioni
professionali a livello nazionale o le autorità competenti
di almeno un terzo degli Stati membri possono
presentare alla Commissione suggerimenti riguardo alla
prova professionale comune conformi alle condizioni di
cui al paragrafo 2.

4. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti
delegati conformemente all’articolo 57 quater per fissare i
contenuti di una prova professionale comune e le condizioni
richieste per prendervi parte e superarla.

5. Uno Stato membro è esentato dall’obbligo di organizzare
una prova di formazione comune di cui al paragrafo
4 nel proprio territorio e dall’obbligo di rilasciare il
riconoscimento automatico ai professionisti che hanno superato
la prova di formazione comune ove sia soddisfatta
una delle seguenti condizioni:

a) la professione in questione non è regolamentata nel suo
territorio;

b) i contenuti della prova di formazione comune non attenuano
in misura adeguata gravi rischi per la salute
pubblica o la sicurezza dei destinatari dei servizi corrispondenti
nel proprio territorio;

c) i contenuti della prova di formazione comune renderebbero
l’accesso alla professione significativamente meno
attraente rispetto ai requisiti nazionali.

6. Entro sei mesi dall’entrata in vigore dell’atto delegato
di cui al paragrafo 4, uno Stato membro notifica alla Commissione
e agli altri Stati membri:

a) la capacità disponibile per organizzare dette prove; o

b) ogni ricorso alla deroga di cui al paragrafo 5, corredata
di una motivazione in relazione a quali condizioni previste
da tale paragrafo siano state soddisfatte. Entro tre
mesi la Commissione può richiedere ulteriori chiarimenti
se ritiene che lo Stato membro abbia fornito
alcuna o insufficiente giustificazione relativamente a
una di queste condizioni che devono essere soddisfatte.
Lo Stato membro trasmette la replica entro tre mesi
dalla richiesta.

La Commissione può adottare un atto di esecuzione con
l’elenco degli Stati membri in cui devono essere organizzate
le prove di formazione comuni a norma del paragrafo 4, la
frequenza nel corso dell’anno e altri dettagli necessari all’organizzazione
di prove di formazione comuni negli Stati
membri.

___________

(*) GU C 111 del 6.5.2008, pag. 1.»;

39) all’articolo 50 sono aggiunti i paragrafi seguenti:

«3 bis. In caso di dubbio fondato, lo Stato membro
ospitante può chiedere alle autorità competenti di uno
Stato membro conferma del fatto che il richiedente non
è oggetto di sospensione o di divieto a esercitare detta
professione a causa di gravi mancanze professionali o di
condanne penali connesse all’esercizio di una delle sue attività
professionali.

3 ter. Lo scambio di informazioni tra le autorità competenti
dei diversi Stati membri ai sensi del presente articolo
ha luogo attraverso l’IMI.»;

40) all’articolo 52 è inserito il paragrafo seguente:

«3. Uno Stato membro non può riservare l’impiego di
un titolo professionale ai possessori di specifiche qualifiche
professionali se non ha notificato l’associazione o l’organizzazione
alla Commissione e agli altri Stati membri a norma
dell’articolo 3, paragrafo 2.»;
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/161

 
41) l’articolo 53 è sostituito dal seguente:

«Articolo 53

Conoscenza delle lingue

1. I professionisti che beneficiano del riconoscimento
delle qualifiche professionali possiedono la conoscenza
delle lingue necessaria all’esercizio della professione nello
Stato membro ospitante.

2. Uno Stato membro assicura che controlli effettuati da
un’autorità competente o sotto la sua supervisione per controllare
il rispetto dell’obbligo di cui al paragrafo 1 siano
limitati alla conoscenza di una lingua ufficiale dello Stato
membro ospitante o di una lingua amministrativa dello
Stato membro ospitante, a condizione che quest’ultima
sia anche una delle lingue ufficiali dell’Unione.

3. I controlli svolti a norma del paragrafo 2 possono
essere imposti se la professione da praticarsi ha ripercussioni
sulla sicurezza dei pazienti. I controlli possono essere
imposti nei confronti di altre professioni nei casi in cui
sussista un serio e concreto dubbio in merito alla sussistenza
di una conoscenza sufficiente della lingua di lavoro
con riguardo alle attività professionali che il professionista
intende svolgere.

I controlli possono essere effettuati solo dopo il rilascio di
una tessera professionale europea a norma dell’articolo 4
quinquies o dopo il riconoscimento di una qualifica professionale,
a seconda dei casi.

4. Il controllo linguistico è proporzionato all’attività da
eseguire. Il professionista interessato può presentare ricorso
ai sensi del diritto nazionale contro tali controlli.»;

42) al titolo IV è aggiunto l’articolo seguente:

«Articolo 55 bis

Riconoscimento del tirocinio professionale

1. Se l’accesso a una professione regolamentata nello
Stato membro di origine è subordinata al compimento di
un tirocinio professionale, l’autorità competente dello Stato
membro di origine, al momento di prendere in esame una
richiesta di autorizzazione all’esercizio di una professione
regolamentata, riconosce i tirocini professionali effettuati in
un altro Stato membro, a condizione che il tirocinio si
attenga alle linee guida pubblicate di cui al paragrafo 2, e
tiene conto dei tirocini professionali svolti in un paese
terzo. Tuttavia, gli Stati membri possono fissare nella legislazione
nazionale un limite ragionevole alla durata della
parte del tirocinio professionale che può essere svolta all’estero.

2. Il riconoscimento del tirocinio professionale non sostituisce
i requisiti previsti per superare un esame al fine di
ottenere l’accesso alla professione in questione. Le autorità
competenti pubblicano le linee guida sull’organizzazione e
il riconoscimento dei tirocini professionali effettuati in un
altro Stato membro o in un paese terzo, in particolare sul
ruolo del supervisore del tirocinio professionale.»;

43) il titolo del titolo V è sostituito dal seguente:

«TITOLO V

COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA E RESPONSABILITÀ
NEI CONFRONTI DEI CITTADINI CON RIGUARDO ALL’ATTUAZIONE
»;

44) l’articolo 56 è così modificato:

a) al paragrafo 2, il primo comma è sostituito dal seguente:

«Le autorità competenti dello Stato membro d’origine e
dello Stato membro ospitante si scambiano informazioni
concernenti l’azione disciplinare o le sanzioni penali
adottate o qualsiasi altra circostanza specifica grave
che potrebbero avere conseguenze sull’esercizio delle
attività previste dalla presente direttiva, nel rispetto delle
norme sulla protezione dei dati personali di cui alle
direttive 95/46/CE e 2002/58/CE.»;

b) è inserito il paragrafo seguente:

«2 bis. Ai fini dei paragrafi 1 e 2, le autorità competenti
devono utilizzare il sistema IMI.»;
IT L 354/162 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
c) il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:

«4. Ogni Stato membro designa un coordinatore per
le attività delle autorità competenti di cui al paragrafo 1
e ne informa gli altri Stati membri e la Commissione.

I coordinatori hanno i seguenti compiti:

a) promuovere l’applicazione uniforme della presente
direttiva;

b) riunire ogni utile informazione per l’applicazione
della presente direttiva e in particolare quelle relative
alle condizioni d’accesso alle professioni regolamentate
negli Stati membri;

c) esaminare proposte di quadri comuni di formazione
e di prove di formazione comuni;

d) scambiare informazioni e migliori prassi al fine di
ottimizzare il continuo sviluppo professionale negli
Stati membri;

e) scambiare informazioni e migliori prassi sull’applicazione
delle misure compensative di cui all’articolo
14.

Ai fini dello svolgimento del compito di cui alla lettera
b) del presente paragrafo, i coordinatori possono sollecitare
l’aiuto dei centri di assistenza di cui all’articolo 57
ter.»;

45) è inserito l’articolo seguente:

«Articolo 56 bis

Meccanismo di allerta

1. Le autorità competenti di uno Stato membro informano
le autorità competenti di tutti gli altri Stati membri
circa un professionista al quale le autorità o le autorità
giudiziarie nazionali abbiano limitato o vietato, anche
solo a titolo temporaneo, l’esercizio totale o parziale sul
territorio di detto Stato membro delle seguenti attività professionali:

a) medico e medico generico, in possesso di un titolo di
formazione di cui all’allegato V, punti 5.1.1 e 5.1.4;

b) medico specialista, in possesso di un titolo di cui all’allegato
V, punto 5.1.3;

c) infermiere responsabile dell’assistenza generale, in possesso
di un titolo di formazione di cui all’allegato V,
punto 5.2.2;

d) dentista in possesso di un titolo di formazione di cui
all’allegato V, punto 5.3.2;

e) dentista specialista in possesso di un titolo di formazione
di cui all’allegato V, punto 5.3.3;

f) veterinario in possesso di un titolo di formazione di cui
all’allegato V, punto 5.4.2;

g) ostetrica in possesso di un titolo di formazione di cui
all’allegato V, punto 5.5.2;

h) farmacista in possesso di un titolo di formazione di cui
all’allegato V, punto 5.6.2;

i) possessori dei certificati di cui all’allegato VII, punto 2,
attestanti che il possessore ha completato una formazione
che soddisfa i requisiti minimi di cui rispettivamente
agli articoli 24, 25, 31, 34, 35, 38, 40 o 44, ma
che è iniziata prima delle date di riferimento per i titoli
di cui all’allegato V, punti 5.1.3, 5.1.4, 5.2.2, 5.3.2,
5.3.3, 5.4.2, 5.5.2 e 5.6.2;

j) possessori di attestati di diritti acquisiti di cui agli articoli
23, 27, 29, 33, 33 bis, 37, 43 e 43 bis;
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/163

 
k) altri professionisti che esercitano attività aventi ripercussioni
sulla sicurezza dei pazienti, ove il professionista
eserciti una professione regolamentata in detto Stato
membro;

l) professionisti che esercitano attività relative all’istruzione
dei minori, tra cui l’assistenza e l’istruzione della prima
infanzia, ove il professionista eserciti una professione
regolamentata in detto Stato membro.

2. Le autorità competenti trasmettono le informazioni di
cui al paragrafo 1 mediante un’allerta con il sistema IMI
entro un termine di tre giorni dalla data di adozione della
decisione che limita o vieta l’esercizio totale o parziale
dell’attività professionale al professionista in oggetto. Tali
informazioni riguardano:

a) l’identità del professionista;

b) la professione in questione;

c) le informazioni circa l’autorità o il giudice nazionale che
adotta la decisione sulla limitazione o il divieto;

d) l’ambito di applicazione della limitazione o del divieto;
nonché

e) il periodo durante il quale si applica la limitazione o il
divieto.

3. Le autorità competenti di uno Stato membro interessato
informano, entro al massimo tre giorni dalla data di
adozione della decisione del tribunale, le autorità competenti
di tutti gli altri Stati membri, mediante un’allerta con
il sistema IMI, circa l’identità dei professionisti che hanno
presentato domanda di riconoscimento di una qualifica ai
sensi della presente direttiva e che sono stati successivamente
giudicati dai tribunali responsabili di aver falsificato
le qualifiche professionali in questo contesto.

4. Il trattamento dei dati personali ai fini dello scambio
di informazioni di cui ai paragrafi 1 e 3 deve essere effettuato
nel rispetto delle direttive 95/46/CE e 2002/58/CE. Il
trattamento dei dati personali da parte della Commissione
deve avvenire nel rispetto del regolamento (CE) n. 45/2001.

5. Le autorità competenti di tutti gli Stati membri sono
informate senza indugio circa la scadenza di un divieto o di
una restrizione di cui al paragrafo 1. A tal fine, l’autorità
competente dello Stato membro che fornisce l’informazione
di cui al paragrafo 1 è altresì tenuta a fornire la
data di scadenza, così come ogni successiva modifica a
tale data.

6. Gli Stati membri fanno in modo che i professionisti
nei confronti dei quali un messaggio di allerta è inviato ad
altri Stati membri siano informati per iscritto, contemporaneamente
all’invio, di detta procedura di allerta e possano
presentare ricorso ai sensi del diritto nazionale contro tali
decisioni, o chiederne la rettifica, e abbiano accesso a mezzi
di tutela al fine di compensare eventuali danni causati da
allerte ingiustificate inviate ad altri Stati membri, e in tali
casi occorre indicare che contro la decisione sull’allerta il
professionista ha intentato un ricorso.

7. I dati relativi ai messaggi di allerta possono essere
trattati all’interno dell’IMI solo fintanto che sono validi.
Le allerte sono eliminate entro tre giorni dalla data di
adozione della decisione di revoca o dalla scadenza del
divieto o della limitazione di cui al paragrafo 1.

8. La Commissione adotta atti di esecuzione per l’applicazione
del sistema di allerta. Tali atti di esecuzione includono
disposizioni sulle autorità legittimate a inviare o ricevere
allerte e sul ritiro e la conclusione delle allerte, e
sulle misure intese a garantire la sicurezza durante il periodo
di trattamento. Gli atti di esecuzione sono adottati
secondo la procedura di esame di cui all’articolo 58, paragrafo
2.»;

46) l’articolo 57 è sostituito dal seguente:

«Articolo 57

Accesso centralizzato online alle informazioni

1. Gli Stati membri devono garantire che le seguenti
informazioni siano disponibili online attraverso i punti di
contatto unici, di cui all’articolo 6 della direttiva
2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno
(*), e regolarmente aggiornate:
IT L 354/164 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
a) elenco di tutte le professioni regolamentate nello Stato
membro, che rechi gli estremi delle autorità competenti
per ciascuna professione regolamentata e dei centri di
assistenza di cui all’articolo 57 ter;

b) elenco delle professioni per le quali è disponibile una
tessera professionale europea, il funzionamento di detta
tessera, compresi tutti i diritti a carico dei professionisti,
e le autorità competenti per il rilascio;

c) elenco di tutte le professioni per le quali lo Stato membro
applica l’articolo 7, paragrafo 4, conformemente alle
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
nazionali;

d) elenco delle formazioni regolamentate e delle formazioni
a struttura particolare di cui all’articolo 11, lettera
c), punto ii);

e) i requisiti e le procedure indicati agli articoli 7, 50, 51 e
53 per le professioni regolamentate nello Stato membro,
compresi i diritti che i cittadini devono corrispondere e i
documenti che devono presentare alle autorità competenti;

f) modalità di ricorso, conformemente alle disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative nazionali, avverso
le decisioni delle autorità competenti adottate ai
sensi della presente direttiva.

2. Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni
di cui al paragrafo 1 siano fornite in modo chiaro e comprensibile
agli utenti, siano facilmente accessibili mediante
connessione remota e per via elettronica e siano aggiornate.

3. Gli Stati membri verificano che a qualsiasi richiesta di
informazione rivolta ai punti di contatto unici si risponda
quanto prima possibile.

4. Gli Stati membri e la Commissione adottano misure
di accompagnamento intese a incoraggiare i punti di contatto
unici a fornire le informazioni di cui al paragrafo 1 in
altre lingue ufficiali dell’Unione europea. Ciò non ha ripercussioni
a livello di legislazione degli Stati membri sulle
lingue utilizzate nel rispettivo territorio.

5. Gli Stati membri collaborano tra loro e con la Commissione
ai fini dell’attuazione dei paragrafi 1, 2 e 4.

___________

(*) GU L 376 del 27.12.2006, pag. 36.»;

47) sono inseriti gli articoli seguenti:

«Articolo 57 bis

Procedure per via elettronica

1. Gli Stati membri assicurano che tutti i requisiti, le
procedure e le formalità relative alle materie disciplinate
dalla presente direttiva possano essere espletate, con facilità,
mediante connessione remota e per via elettronica attraverso
il punto di contatto unico pertinente o la pertinente
autorità competente. Ciò non impedisce alle autorità competenti
degli Stati membri di richiedere le copie autenticate
in una fase successiva, in caso di dubbio fondato e ove
strettamente necessario.

2. Il paragrafo 1 non si applica allo svolgimento del
periodo di adattamento o della prova attitudinale.

3. Nei casi in cui è giustificata la richiesta da parte degli
Stati membri di utilizzare le firme elettroniche avanzate,
come indicato all’articolo 2, paragrafo 2, della direttiva
1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
13 dicembre 1999, concernente un quadro comunitario
per le firme elettroniche (*), per l’espletamento delle procedure
di cui al paragrafo 1 del presente articolo, gli Stati
membri sono tenuti ad accettare firme elettroniche conformi
alla decisione 2009/767/CE della Commissione, del
16 ottobre 2009, che stabilisce misure per facilitare l’uso di
procedure per via elettronica mediante i punti di contatto
unici di cui alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio relativa ai servizi del mercato interno
(**) e a prevedere strumenti tecnici per l’elaborazione dei
documenti con le firme elettroniche avanzate in formati
definiti nella decisione 2011/130/UE della Commissione,
del 25 febbraio 2011, che istituisce requisiti minimi per
il trattamento transfrontaliero dei documenti firmati elettronicamente
dalle autorità competenti a norma della direttiva
2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
relativa ai servizi nel mercato interno (***).

4. Tutte le procedure sono eseguite a norma dell’articolo
8 della direttiva 2006/123/CE relativa ai punti di
contatto unici. I limiti temporali procedurali di cui all’articolo
7, paragrafo 4 e all’articolo 51 della presente direttiva
iniziano a decorrere dal momento in cui un cittadino presenta
una richiesta o un documento mancante presso un
punto di contatto unico o direttamente alla pertinente autorità
competente. Qualsiasi richiesta di copie autenticate di
cui al paragrafo 1 del presente articolo non è considerata
come una richiesta di documenti mancanti.
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/165

 
Articolo 57 ter

Centri di assistenza

1. Ciascuno Stato membro designa, al più tardi il 18 gennaio
2016, un centro di assistenza incaricato di fornire ai
cittadini, nonché ai centri di assistenza degli altri Stati
membri l’assistenza necessaria in materia di riconoscimento
delle qualifiche professionali interessate dalla presente direttiva,
incluse le informazioni sulla legislazione nazionale che
disciplina le professioni e l’esercizio delle stesse, sulla legislazione
sociale ed eventualmente sul codice deontologico.

2. I centri di assistenza degli Stati membri ospitanti
sono tenuti ad assistere i cittadini che esercitano i diritti
loro conferiti dalla presente direttiva, eventualmente in collaborazione
con il centro di assistenza dello Stato membro
d’origine nonché con le autorità competenti e i punti di
contatto unici nello Stato membro ospitante.

3. Tutte le autorità competenti dello Stato membro
d’origine o ospitante devono prestare piena collaborazione
al centro di assistenza dello Stato membro ospitante e, se
del caso, dello Stato membro d’origine e trasmettere tutte le
informazioni pertinenti su singoli casi ai centri di assistenza
negli Stati membri ospitanti che ne fanno richiesta e fatte
salve le disposizioni in materia di protezione dei dati conformemente
alle direttive 95/46/CE e 2002/58/CE.

4. Su richiesta della Commissione i centri di assistenza
informano quest’ultima sull’esito delle domande che essa
sta trattando, entro due mesi dal ricevimento della richiesta.

Articolo 57 quater

Esercizio della delega

1. Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione
alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2. Il potere di adottare atti delegati di cui all’articolo 3,
paragrafo 2, terzo comma, all’articolo 20, all’articolo 21,
paragrafo 6, secondo comma, all’articolo 21 bis, paragrafo
4, all’articolo 25, paragrafo 5, all’articolo 26, secondo comma,
all’articolo 31, paragrafo 2, secondo comma, all’articolo
34, paragrafo 2, secondo comma, all’articolo 35, paragrafi
4 e 5, all’articolo 38, paragrafo 1, secondo comma,
all’articolo 40, paragrafo 1, terzo comma, all’articolo 44,
paragrafo 2, secondo comma, all’articolo 49 bis, paragrafo
4 e all’articolo 49 ter, paragrafo 4, è conferito alla Commissione
per un periodo di cinque anni a decorrere dal
17 gennaio 2014. La Commissione elabora una relazione
sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della
scadenza del periodo di cinque anni. La delega di potere è
tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a
meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si
oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della
scadenza di ciascun periodo.

3. Il potere di adottare atti delegati di cui all’articolo 3,
paragrafo 2, terzo comma, all’articolo 20, all’articolo 21,
paragrafo 6, secondo comma, all’articolo 21 bis, paragrafo
4, all’articolo 25, paragrafo 5, all’articolo 26, secondo comma,
all’articolo 31, paragrafo 2, secondo comma, all’articolo
34, paragrafo 2, secondo comma, all’articolo 35, paragrafi
4 e 5, all’articolo 38, paragrafo 1, terzo comma,
all’articolo 40, paragrafo 1, secondo comma, all’articolo 44,
paragrafo 2, secondo comma, all’articolo 49 bis, paragrafo
4 e all’articolo 49 ter, paragrafo 4, può essere revocato in
qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio.
La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi
specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno
successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta
ufficiale dell’Unione europea o da una data successiva ivi specificata.
Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già
in vigore.

4. Non appena adotta un atto delegato, la Commissione
ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al
Consiglio.

5. Un atto delegato adottato ai sensi dell’articolo 3, paragrafo
2, terzo comma, dell’articolo 20, dell’articolo 21,
paragrafo 6, secondo comma, dell’articolo 21 bis, paragrafo
4, dell’articolo 25, paragrafo 5, dell’articolo 26, secondo
comma, dell’articolo 31, paragrafo 2, secondo comma, dell’articolo
34, paragrafo 2, secondo comma, dell’articolo 35,
paragrafi 4 e 5, dell’articolo 38, paragrafo 1, terzo comma,
dell’articolo 40, paragrafo 1, secondo comma, dell’articolo
44, paragrafo 2, secondo comma, dell’articolo 49
bis, paragrafo 4 e dell’articolo 49 ter, paragrafo 4, entra
in vigore solo se né il Parlamento europeo né Consiglio
hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla
data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della
scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il
Consiglio hanno entrambi informato la Commissione che
non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato
di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del
Consiglio.

___________

(*) GU L 13 del 19.1.2000, pag. 12.

(**) GU L 274 del 20.10.2009, pag. 36.

(***) GU L 53 del 26.2.2011, pag. 66.»;

48) l’articolo 58 è sostituito dal seguente:

«Articolo 58

Procedura di comitato

1. La Commissione è assistita da un comitato per il
riconoscimento delle qualifiche professionali. Tale comitato
è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.
IT L 354/166 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo
si applica l’articolo 5 del regolamento (UE)
n. 182/2011.»;

49) l’articolo 59 è sostituito dal seguente:

«Articolo 59

Trasparenza

1. Gli Stati membri notificano alla Commissione un
elenco delle professioni regolamentate specificando le attività
contemplate da ogni professione, e un elenco delle
tipologie regolamentate di istruzione e formazione, e di
formazione con una struttura particolare, di cui all’articolo
11, lettera c), punto ii), nel loro territorio entro il
18 gennaio 2016. Le eventuali modifiche apportate a tali
elenchi sono notificate senza indebito indugio alla Commissione.
La Commissione sviluppa e tiene aggiornata una
banca dati accessibile al pubblico delle professioni regolamentate,
ivi compresa una descrizione generale delle attività
che rientrano in ciascuna professione.

2. Entro il 18 gennaio 2016 gli Stati membri notificano
alla Commissione l’elenco delle professioni per le quali è
necessaria una verifica preliminare delle qualifiche ai sensi
dell’articolo 7, paragrafo 4. Gli Stati membri forniscono alla
Commissione una giustificazione specifica per l’inserimento
in tale elenco di ciascuna di queste professioni.

3. Gli Stati membri valutano se i requisiti stabiliti nel
loro ordinamento giuridico per limitare l’accesso a una
professione o il suo esercizio ai possessori di una specifica
qualifica professionale, inclusi l’impiego di titoli professionali
e le attività professionali autorizzate in base a tale
titolo, indicati all’articolo come «requisiti», sono compatibili
con i seguenti principi:

a) i requisiti non devono essere direttamente o indirettamente
discriminatori sulla base della nazionalità o del
luogo di residenza;

b) i requisiti devono essere giustificati da un motivo imperativo
di interesse generale;

c) i requisiti devono essere tali da garantire il raggiungimento
dell’obiettivo perseguito e non vanno al di là di
quanto è necessario per raggiungere tale obiettivo.

4. Il paragrafo 1 si applica inoltre alle professioni regolamentate
in uno Stato membro da un’associazione o
un’organizzazione ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, e agli
eventuali requisiti in materia di adesione a tali organizzazioni
o associazioni.

5. Entro il 18 gennaio 2016, gli Stati membri trasmettono
alla Commissione le informazioni sui requisiti che
intendono mantenere e sui motivi per ritenere detti requisiti
conformi al disposto del paragrafo 3. Gli Stati membri
trasmettono informazioni sui requisiti successivamente introdotti
e sui motivi per ritenere detti requisiti conformi al
paragrafo 3 entro sei mesi dall’adozione della misura.

6. Entro il 18 gennaio 2016 e successivamente ogni due
anni, gli Stati membri presentano una relazione concernente
i requisiti che sono stati eliminati o resi meno rigidi.

7. La Commissione trasmette le relazioni di cui al paragrafo
6 agli altri Stati membri e questi presentano le loro
osservazioni entro un termine di sei mesi. Durante questo
periodo di sei mesi, la Commissione consulta le parti interessate,
compresi i professionisti interessati.

8. La Commissione presenta una relazione di sintesi,
basata sulle informazioni inviate dagli Stati membri, al
gruppo di coordinatori istituito con la decisione
2007/172/CE della Commissione, del 19 marzo 2007,
che istituisce un gruppo di coordinatori per il riconoscimento
delle qualifiche professionali (*), che può formulare
osservazioni in merito a detta relazione.

9. Alla luce delle osservazioni di cui ai paragrafi 7 e 8, la
Commissione presenta, entro il 18 gennaio 2017, le proprie
conclusioni definitive al Parlamento europeo e al Consiglio,
eventualmente accompagnate da proposte di nuove
iniziative.

___________

(*) GU L 79 del 20.3.2007, pag. 38.»;

50) l’articolo 60 è così modificato:

a) al paragrafo 1 è aggiunto il comma seguente:

«A partire dal 18 gennaio 2016 la rilevazione statistica
delle decisioni prese di cui al primo comma deve contenere
informazioni dettagliate sul numero e la tipologia
delle decisioni adottate conformemente alla presente direttiva,
comprese le tipologie di decisioni in materia di
accesso parziale avviate dalle autorità competenti a
norma dell’articolo 4 septies, e una descrizione dei principali
problemi derivanti dall’applicazione della presente
direttiva.»;
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/167

 
b) il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2. Entro il 18 gennaio 2019, e successivamente ogni
cinque anni, la Commissione pubblica una relazione
sull’attuazione della presente direttiva.

La prima relazione verte in particolare sui nuovi elementi
introdotti nella presente direttiva e prenderà in
considerazione in particolare i seguenti temi:

a) il funzionamento della tessera professionale europea;

b) la modernizzazione delle conoscenze, delle abilità e
delle competenze per le professioni di cui al capo III
del titolo III, tra cui l’elenco delle competenze di cui
all’articolo 31, paragrafo 7;

c) il funzionamento dei quadri comuni di formazione e
delle prove di formazione comuni;

d) i risultati dello speciale programma di rivalorizzazione
previsto dalle disposizioni legislative, regolamentari
e amministrative rumene per i titolari di
titolo di formazione di cui all’articolo 33 bis, nonché
per i titolari di un titolo di formazione di livello
post-secondario, al fine di valutare la necessità di
rivedere le attuali disposizioni che disciplinano il regime
dei diritti acquisiti applicabili al titolo di formazione
rumeno d’infermiere responsabile dell’assistenza
generale.

Gli Stati membri forniscono tutte le informazioni necessarie
per la stesura della relazione.»;

51) all’articolo 61, il secondo comma è sostituito dal seguente:

«Eventualmente la Commissione adotta un atto di esecuzione
per permettere allo Stato membro interessato di derogare,
per un certo periodo, all’applicazione della norma
in questione.»;

52) gli allegati II e III sono soppressi;

53) all’allegato VII, punto 1, è aggiunta la lettera seguente:

«g) laddove lo Stato membro lo richieda ai propri cittadini,
un attestato che confermi l’assenza di sospensioni temporanee
o definitive dall’esercizio della professione o di
condanne penali.»

Articolo 2

Modifica del regolamento (UE) n. 1024/2012

Nell’allegato del regolamento (UE) n. 1024/2012, il punto 2 è
sostituito dal seguente:

«2. Direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
(*): articoli da 4 bis a 4 sexies, articolo 8, articolo 21
bis, articolo 50, articolo 56 e articolo 56 bis.

___________

(*) GU L 255 del 30.9.2005, pag. 22.»

Articolo 3

Attuazione

1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi
alla presente direttiva entro il 18 gennaio 2016.

2. Ogni Stato membro che al 17 gennaio 2014 fornisce
l’accesso alla formazione in ostetricia per la possibilità I, di
cui all’articolo 40, paragrafo 2 della direttiva 2005/36/CE,
dopo il compimento di almeno i primi dieci anni di istruzione
scolastica generale, mette in vigore le disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi ai
requisiti di ammissione alla formazione di ostetrica di cui all’articolo
40, paragrafo 2, lettera a), di tale direttiva entro il 18 gennaio
2020.

3. Gli Stati membri comunicano immediatamente alla Commissione
il testo delle misure di cui al paragrafo 1 e 2.

4. Quando gli Stati membri adottano le misure di cui ai
paragrafi 1 e 2, queste contengono un riferimento alla presente
direttiva o sono corredate di tale riferimento all’atto della pubblicazione
ufficiale. Le modalità del riferimento sono stabilite
dagli Stati membri.

5. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo
delle misure di diritto interno che essi adottano nel settore
disciplinato dalla presente direttiva.
IT L 354/168 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

 
Articolo 4

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea.

Articolo 5

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Strasburgo, il 20 novembre 2013

Per il Parlamento europeo
Il presidente
M. SCHULZ

Per il Consiglio
Il presidente
V. LEŠKEVICIUS
IT 28.12.2013 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 354/169

 
Dichiarazione della Commissione

Nel preparare gli atti delegati di cui all’articolo 57 quater, paragrafo 2, la Commissione provvederà alla
trasmissione contestuale, tempestiva e appropriata dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al
Consiglio, e svolgerà con largo anticipo consultazioni adeguate e trasparenti, anche con esperti degli organi
e delle autorità competenti, delle associazioni professionali e degli istituti di istruzione di tutti gli Stati
membri nonché, se del caso, con esperti delle parti sociali.
IT L 354/170 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 28.12.2013

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Data ultimo aggiornamento: 19/02/2014
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